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| 02 settembre | 18:47

“Un mare più caldo contribuisce allo sviluppo di temporali più intensi”. Uno studio dell’Ingv avverte: "Possono aumentare i rischi anche per l'aviazione"

"Il calore accumulato durante l’estate può persistere nei mesi successivi, prolungando condizioni favorevoli al movimento verticale di massa d'aria calda e umida anche durante l’autunno e l’inverno" spiega il ricercatore dell'Ingv Alberti. Uno studio pubblicato sulla rivista Atmospheric Science Letters ha dimostrato come il riscaldamento del Mediterraneo stia portando allo sviluppo di fenomeni temporaleschi particolarmente intensi: ecco le conseguenze 

“Un mare più caldo contribuisce allo sviluppo di temporali più intensi”
di Margherita Tomadini

ROMA. Il riscaldamento del Mediterraneo sta favorendo quello che è lo sviluppo di fenomeni temporaleschi intensi: ciò significa anche implicazioni e conseguenze per la sicurezza e l’operatività dei grandi hub aeroportuali. 

 

Lo studio (pubblicato sulla rivista Atmospheric Science Letters della Royal Meteorologica Society, in data 31 agosto 2026) è stato coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e ha analizzato il forte temporale che il 13 dicembre 2024 ha interessato l’aeroporto di Roma-Fiumicino (provocando diversi dirottamenti, ritardi di ore e circuiti d’attesa). 

 

Questa ricerca, condivisa anche da parte dell’Istituto sul proprio sito web, ha permesso di valutare come il riscaldamento del Mediterraneo stia modificando le condizioni atmosferiche nelle quali si sviluppano questi fenomeni. 

 

Analizzando quindi i valori atmosferici di un lasso di tempo passato (1979 - 2000) e confrontandolo con uno più recente (2002-2023) si osserva come l’ambiente termodinamico sia notevolmente cambiato: nel periodo tra l’anno 2002 e 2023, la temperatura dell’aria risulta più elevata di circa 2°C su ampie zone dell’Italia, mentre le temperatura superficiale del Mar Mediterraneo è aumentata di circa 1,5°C (su gran parte del bacino). 

 

Questo studio, mostra inoltre come ci siano anche ulteriori variazioni del wind shear, fenomeno meteorologico che indica cambiamenti improvvisi nella direzioni e nell' intensità del vento: questa particolare variazione "di correnti" tende a ridurre anche la visibilità, un parametro fondamentale quando si parla di decollo e atterraggio.  

 

Tommaso Alberti, ricercatore dell’Ingv e primo autore dello studio spiega: “Il risultato più importante emerso dal nostro lavoro è che non sono necessariamente cambiate le configurazioni atmosferiche che generano questi eventi, ma è cambiato il contesto climatico nel quale esse agiscono”. 

 

“Un Mediterraneo più caldo fornisce maggiori quantità di calore e umidità all’atmosfera, aumentando l’energia potenzialmente disponibile per la formazione di temporali molto intensi” evidenzia ancora il ricercatore. 

 

Il caso di Fiumicino diventa particolarmente significativo anche perché si è verificato nel mese di dicembre, dimostrando chiaramente come “il riscaldamento del Mediterraneo non riguardi soltanto i temporali fuori stagione - prosegue ancora Alberti -. Durante l’estate, temperature molto elevate possono accompagnarsi a condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali intensi, un mare ancora più caldo può contribuire, in presenza degli altri ‘ingredienti’ necessari, allo sviluppo di temporali più intensi. Allo stesso tempo, il calore accumulato durante l’estate può persistere nei mesi successivi, prolungando condizioni favorevoli al movimento verticale di massa d'aria calda e umida anche durante l’autunno e l’inverno. È un aspetto importante per comprendere come potrebbe evolvere il rischio associato agli eventi convettivi in un clima che continua a riscaldarsi”. 

 

Si tratta quindi di 'effetti negativi' che diventano rilevanti soprattutto in un grande hub aeroportuale come Roma-Fiumicino: fenomeni di questa intensità riducono la visibilità, provocano dirottamenti e ritardi che, in una simile rete di collegamenti, possono propagarsi anche ad altri scali nazionali e internazionali

 

“Il blocco o la forte riduzione dell’operatività di un aeroporto delle dimensioni di Fiumicino, anche per poche ore, può produrre conseguenze che vanno ben oltre l’area interessata dal temporale - prosegue Alberti -. I cambiamenti che osserviamo indicano una direzione che merita particolare attenzione. Se il Mediterraneo continuerà a riscaldarsi, sarà plausibile un crescente impatto sulla resilienza delle infrastrutture aeroportuali e sulle operazioni di volo”. 

 

L’obiettivo di questa ricerca è quello di provare a quantificare questo rischio soprattutto per fornire risposte e strategie di adattamento alle infrastrutture strategiche ed esposte come i grandi aeroporti, perchè “non significa che i temporali diventeranno ovunque più frequenti, ma potranno agire in un ambiente sempre più caldo e ricco di energia” conclude il ricercatore. 

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