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L'Svp continua la sua battaglia contro i 4/5 lupi che transitano in Alto Adige. Ma cosa dovrebbero fare Umbria (150 esemplari), Marche (150) e Toscana (più di 500)?

E' questo un esempio di battaglia che all'interno porta consensi ai politici di casa nostra ma che all'esterno, nel resto del Paese, alimenta l'antipatia e l'ondata anti-autonomista. Intanto ieri l'eurodeputato Dorfmann era a Monaco: "Né lupo né orso sono a rischio estinzione. Serve più mano libera"

Herbert Dorfmann alla manifestazione contro il lupo
Di Luca Pianesi - 02 ottobre 2017 - 20:14

MONACO DI BAVIERA. Continua la campagna dell'Svp contro il lupo. Una battaglia tanto battente quanto demagogica costruita sulla paura per un pugno di esemplari, nemmeno stanziali, che in tutto il 2016 hanno provocato danni per meno di 3.000 euro, a rimborso di 17 pecore e 1 capra uccise. Dati certificati dall'Eurac, istituto di ricerca bolzanino, e riportati in un dossier molto interessante che dimostra come laddove si è attuata la politica dell'abbattimento gli effetti si sono rivelati controproducenti al contrario delle misure di prevenzione. Insomma per quattro-cinque esemplari l'Svp e l'europarlamentare Herbert Dorfmann stanno girando per l'Europa a perorare la causa dell'Alto Adige "libero" dai lupi e fuori da progetti di tutela e di reintegro di questo importantissimo animale.

 

Un tema, se vogliamo, che si ricollega al concetto di Autonomia, tanto dibattuto in questo periodo. Ci si chiede perché nel resto del Paese l'autonomia trentina e altoatesina spesso finisca per risultare antipatica e obsoleta. Questo ne è l'esempio lampante. Gli amministratori locali per intercettare un pugno di voti, all'interno (di allevatori, contadini e cacciatori), finiscono per screditare il sistema all'esterno con proposte che, se analizzate con occhio terzo, finiscono per essere davvero irricevibili. Perché l'Umbria dovrebbe farsi carico dei suoi 150 lupi, le Marche di altrettanti esemplari, la Toscana addirittura di oltre 500 (Coldiretti ha stimato circa 2 milioni di euro di danni nel triennio 2014/2016) e stare a guardare l'Alto Adige che va in Europa a battere i pugni per i suoi "quasi 5 lupi" che nemmeno vivono sul territorio o per il Trentino che ne ha meno di 20 e chiede al Governo italiano di poterne uccidere il 5%.

 

In questo senso peggio riesce a fare solo il Veneto che con i suoi 16 esemplari addirittura ha votato di uscire dal progetto Wolfalps e dichiarato che "i lupi in regione sono troppi". Ma si sa, agricoltori e allevatori rappresentano parte dello zoccolo duro dell'elettorato leghista del presidente Zaia e quindi la testa di un lupo val bene un pugno di voti. Intanto ieri Dorfamann si è presentato al summit dei ministri dell’ambiente dei Paesi alpini, a Monaco, nella sua veste di presidente del gruppo di eurodeputati “Amici della Macroregione alpina”, per discutere sul futuro della strategia europea per lo spazio alpino (Eusalp). Il dibattito è stato dominato dalla discussione sulla costruzione di una rete di infrastrutture “verde” nel cuore delle Alpi, al fine di migliorare il coordinamento tra le varie regioni degli sforzi per la protezione dell’ambiente.

 

Ai margini del summit di Eusalp varie centinaia di contadini, tra cui anche una delegazione altoatesina, hanno protestato contro la reintroduzione di lupi e orsi nello spazio alpino. Dorfmann ha preso la parola durante questa manifestazione di protesta, dicendo di essere al lavoro a Bruxelles per ridurre lo status di protezione nell’Ue dei predatori in questione e per consentire così a regioni e stati di avere più mano libera nella gestione della vicenda. “Né lupo né orso sono a rischio estinzione e, perciò, una protezione assoluta risulta completamente ingiustificata. Le amministrazioni regionali devono essere messere in condizione di trovare, insieme ai contadini, una soluzione ragionevole alla gestione di lupi e orsi”, ha commentato Dorfmann. 

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