Una storia di vino in controtendenza, ecco Paltis: un'iniziativa che unisce l'amicizia tra la Vallagarina e New York

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia
Lontani seppur uniti. Non importa se uno dei soci di questa nuovissima iniziativa vitivinicola sia da tanti anni a New York, impegnato nella manutenzione delle facciate verticali di strabilianti grattacieli. La distanza diventa sprone per recuperare valori, anzitutto le radici della sua terra natia: Mori. Dove operano - davvero in vigna - gli altri suoi 3 soci. Vallagarina&Usa, una storia di vino volutamente in controtendenza.
E’ la scommessa (vincente) di Paltis - nome legato alle colline moriane dove coltivano le loro uve, toponimi storici di cultura enoica, Pais e Palt - attuata da Claudio Daniele, quello che vive nella Grande Mela, coadiuvato da Mauro Zandonati, viticoltore e custode di tante vendemmie, aiutato da Andrea Cazzanelli, contadino impegnato a suo tempo in tante attività manifatturiere roveretane, con Amedeo Depretto, esperto nella commercializzazione di specialità agroalimentari. Iniziativa sinergica quanto strategica.
Sono riusciti a imbottigliare qualche migliaio di bottiglie - 3 tipologie - per puntare sulla singolarità del prodotto, senza ostentare l’effimero, l’immagine, neppure la oramai collaudata formula della fiction della comunicazione mirata ai social network. Credono anzitutto nelle potenzialità del loro ambito viticolo, vogliono semplicemente presentare vini il più possibile espressioni della loro terra, vini pregni di quel genius loci, valori che esulano dalla sensorialità enologica: caratteri indelebili insisti nelle specifica evoluzione della comunità lagarina.
Paltis, per un patto che unisce indipendentemente dalla distanza operativa dei suoi soci, ma legame di colture locali che diventano culture in grado di stimolare la curiosità dei consumatori più attenti, responsabili, quelli che evitano la spettacolarizzazione. E puntano alla specificità di un bere decisamente diverso dalla marea vinosa globalizzata.
Tre vini, con lo Chardonnay in gran spolvero, poi un tradizionale Pinot Nero e il classico "taglio bordolese" per un rosso con una spalla larga, pronto a sfidare qualche stagione d’affinamento in bottiglia.
Lo Chardonnay è immediato nella sua struttura essenziale, cristallino nella dorata lucentezza, amalgama sentori burrosi, senza mai tralasciare il timbro dolomitico delle sue origini, con una chiusura cremosa, scorrevole e rinfrancante. Da poter assaporare in divenire.
Forse più lineare il Pinot Nero, comunque setoso nella veste rubizza, ha subitanee note speziate, indizi iodati, con richiami d’incenso, mentre al palato si distende con sinergica freschezza, in un finale sapido e decisamente appagante nonostante l’ancor sua giovine andatura.
Poi c’è il Terra Piena, potenza e grazia nel mixaggio tra Cabernet e Merlot, per ottenere un vino con deciso slancio sensoriale, a partire dal rosso granato della appariscente colorazione, pronta a dimostrare insita autorevolezza: marasca e more, per l’effluvio, tra suggestioni balsamiche, senza tralasciare tabacco e rododendro alpino. Decisamente pronto a sfidare il tempo.
Insomma vini che guardano lontano senza mai perdere la concretezza dolomitica, vinificati nella cantina di Ruggero de Tarczal. Pronte per un mercato mirato.
Paltis può già vantare la presenza in prestigiose enoteche d’Oltreoceano. Le loro bottiglie si specchiano sulle facciate di grattacieli - accuditi nel restyling da un moriano Doc con la passione del buon bere - strutture che nella verticalità richiamano le vette alpine che scandiscono il territorio dei vigneti Palt e Pais.












