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"Con me in Paradiso": al Portland lo spettacolo va oltre la scena grazie a quattro attori-rifugiati

Tutto è partito nel 2016 con un breve laboratorio di teatro cooperativa sociale Agrisol, Laveno-Mombello. La regista è Paola Manfredi. Uno spettacolo nello spettacolo, in cui quattro neri si confrontano con un bianco
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Di Alda Baglioni - 02 dicembre 2017

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

Attori del proprio essere. Rifugiati sul palco, protagonisti di una piece teatrale.Con me in Paradiso” messo in scena, ieri sera, al teatro Portland, via Papiria, a Trento ha visto andare in scena quattro rifugiati ( il quinto ha dovuto defilarsi per problemi burocratici) dell’Africa sub sahariana, Senegal, Guinea Conaikry. Li ha visti mettersi in gioco. Uno spettacolo nello spettacolo, in cui quattro neri si confrontano con un bianco, un disonesto imprenditore. Il bianco scappa perché la sua fabbrica è fallita. I due si ritrovano insieme sulla strada, hanno tante cose in comune non solo perché scappano.

 

I neri sono di religione islamica ma è Gesù intorno al quale ruotano i personaggi. Non so chi è Gesù, dice uno di loro, sono tante le cose che non sanno. Lo spettacolo inizia nel buio, si ride si scherza, si pensa. Un lavoro ideato da Mario Bianchi che si ispira al teatro classico. Lo spettacolo viene destrutturato con voci fuori campo di Loredana Troschel e momenti di riflessione in cui i personaggi si interrogano su quello che devono dire. Non sono d’accordo sempre. Il bianco si scambia i vestiti con il rifugiato. Un forte messaggio visivo. Due rifugiati si mettono a danzare come fossero scimmie davanti alla platea basita ed imbarazzata. Un rito selvaggio come la scena iniziale di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick.

 

Chi sono le bestie? Siamo noi poveri bianchi addormentati e plasmati da un sistema che ci prende l’anima e ci addormenta le menti illudendoci di essere dei privilegiati? Cos’è il Paradiso? “Il Paradiso sono gli altri”si dice. Riferimento a Sartre, dice Mario Bianchi con “L’inferno sono gli altri”. Mario Bianchi, autore del testo, è performer, critico, frequentatore di teatri alternativi, poliedrico regista di Varese.

 

E’ un’opera religiosa? E’ una metafora sulla vita?. Quando ci si conosce tutto è più chiaro, non ci sono paure, violenza, ansie, coltelli che girano. Quando ci si conosce ci si arricchisce. Dice l’attrice Loredana Troschel, “aver lavorato con loro mi ha fatto capire chi sono, si comprendono le persone”. Tutto è partito nel 2016 con un breve laboratorio di teatro cooperativa sociale Agrisol, Laveno-Mombello, dove un gruppo di richiedenti asilo ha aderito. Poi Mario Bianchi offre la possibilità di utilizzare un suo inedito testo. I ragazzi c’erano, non avevano esperienze teatrali ma accettano.

 

La regista Paola Manfredi, decide di continuare l’esperienza teatrale d’integrazione, offrendo la propria casa ad uno di loro senza fissa dimora. Uno spettacolo che va oltre, comunica e trasmette energia positiva. Sold out a Trento. L’anno prossimo la compagnia Teatro Periferico sarà a Como.

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