Dalla Mostra di Venezia la famiglia si rivela un tema fondamentale del cinema contemporaneo

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
La famiglia è un legame che unisce. Specialmente nei film più apprezzati. A Venezia82, vince il Leone d’Oro “Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch. Tre episodi distinti in tre differenti luoghi, hanno in comune il rapporto tra familiari che non si conoscono veramente, storie che fanno affiorare cose che vengono nascoste, i soliti non detti che trasmettono l’incomunicabilità tra genitori e figli.
Candidato agli Oscar 2026 per l’Italia, “Familia” di Francesco Costabile. Presentato a Venezia81 sezione Orizzonti, il film parla delle violenze subite da una madre davanti ai propri figli, per opera del padre. Un dramma che finisce nell’omicidio del padre per opera del figlio. Un drammatico evento realmente accaduto, scritto nel libro autobiografico di Luigi Celeste “Non sarà sempre così”.
Il lungometraggio vince alla 81ma Mostra del Cinema di Venezia il Premio Orizzonti-miglior interpretazione maschile a Francesco Gheghi, otto candidature al David di Donatello 2025, dove vince il premio Miglior attore non protagonista (Francesco Di Leva). In famiglia ci sono anche le attenzioni per chi perde il senso di sé.
“Familiar Touch” di Sarah Friedland, vince il premio come miglior regia a Venezia81 nella sezione Orizzonti e il premio Venezia opera prima Luigi de Laurentiis.
La regista americana cita la studiosa femminista Line Segal che dice: “Mentre invecchiamo, cambiando di anno in anno, conserviamo anche, in una forma o nell’altra, tracce di tutti gli io che siamo stati, creando una sorta di vertigine temporale e in un certo senso rendendoci psichicamente di tutte le età e di nessuna età”.
La protagonista, l’ottantenne Ruth Goldmann (la splendida Kathleen Chalfant vince il premio come miglior attrice nella sezione Orizzonti), è affetta da demenza senile, vive in un bell’appartamento newyorkese, ha una spaziosa cucina molto vissuta da lei, cerca un vestito da indossare mentre riceve una visita da uno sconosciuto che scopriremo essere il figlio che lei però non riconosce.
Il figlio sceglie di portarla in una casa di riposo familiare, il “Bella Vista”, dove un personale gentile la accoglie. Il dottore e l’assistente cercheranno di rendere il suo nuovo domicilio più confortevole. Ma lo scontro sarà inevitabile. Tanta ironia, tanta delicatezza per un film che affronta un dramma familiare con dignitosa rappresentazione quotidiana di sè, senza rendere prioritario il dolore ma l’intimità. Il ballo finale di Ruth la porta verso una familiarità scoperta in un luogo a lei sconosciuto. "Il film è stato realizzato” dice la regista “con la collaborazione dei residenti e dello staff di Villa Gardens, una comunità di pensionati con assistenza permanente in California, che hanno partecipato sia come cast che come troupe”.
“Familiar Touch” nelle sale dal 25 ottobre. Da non perdere.












