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| 16 giu 2025 | 09:38

"Fuori", la vita tormentata di Goliarda Sapienza interpretata da Valeria Golino "in un periodo difficile dove fu emarginata dalla Roma dei Salotti"

DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 16 giugno 2025

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore

“Ho rubato.” Lo dice Goliarda alle carcerate in cella. Una trasgressione, rivelare il reato. La scrittrice si rivela già fuori dagli schemi. Mario Martone dirige Valeria Golino in “Fuori” dove l’attrice interpreta Goliarda Sapienza in un periodo difficile per lei, emarginata dalla “Roma dei salotti”.

 

Tanti sogni nel cassetto, anzi nella cassapanca, come il suo romanzo “L’Arte della gioia” (apprezzato solo dopo la sua morte). Goliarda si ritrova in carcere per aver rubato dei gioielli ad un’amica e poi venderli perchè senza soldi. In carcere lei incontra due detenute con cui crea dei legami profondi, specialmente con Roberta. Il rapporto con lei diventerà un’ossessione ma anche una certezza di cosa sia il carcere e come dentro e fuori si confondano. Il montaggio di Jacopo Quadri disorienta specialmente all’inizio, non c’è linearità, si confonde il prima ed il dopo. E’ nel finale che tutto si ricompone.

 

Potente interpretazione di Matilde De Angelis. Gli incontri improvvisi ed insoliti con Roberta, attivista politica passata all’eroina, stimolano Goliarda a riconquistare la voglia di vivere. E Barbara, Elodie, rivela l’amore malato per un uomo che la comanda senza mai essere presente e che la porta a farsi tagliare le vene in carcere per poterlo vedere. Intensa la scena in cui loro, finalmente uscite, cantano davanti al carcere alle detenute che rispondono con lo stesso tono. Solo Golino poteva interpretare senza veli la personalità intrecciata di Goliarda.

 

L’attrice regista ha diretto, con Nicolangelo Gelormini, l’interessante miniserie tv “L’ Arte della gioia” adattamento del libro scandalo. Dice Valeria Golino: “Goliarda era sicuramente un’anarchica, una ribelle, soprattutto dal punto di vista intellettuale”.

 

Il film di Martone è l’adattamento cinematografico del romanzo autobiografico della scrittrice “L’Università di Rebibbia”: in concorso all’ultimo Festival di Cannes, ha mostrato la forza di un’intellettuale sottovalutata in vita ed ora considerata una delle figure letterarie più interessanti del ventesimo secolo. È il terzo film che Martone porta a Cannes dopo “L’amore molesto” e “Nostalgia”.

 

La storia si svolge nel 1980, in un’estate romana. Tra bar e metropolitane si scrutano due anime libere, Goliarda e Roberta. Nel finale, un post-credits, mostra la puntata del programma “Film story” del grande Enzo Biagi. Viene intervistata Goliarda nel 1983 e lì ci svela il ruolo che per lei hanno le carceri. Il cerchio si chiude con l’eredità di una scrittrice assetata di gioia.

 

Il cinema è in difficoltà” dice Mario Martone. In una città come Trento, i cinema stanno scomparendo. Le sale cinematografiche sono mosche bianche. La prospettiva tutt’altro che rosea. E nonostante la promozione “Cinema Revolution” che offre biglietti a 3.50 euro per film italiani ed europei, fino a settembre, le sale non si riempiono. Non perdiamoci “Fuori”.

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