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| 01 nov 2025 | 15:44

"Le città di pianura", l'ultimo bicchiere attraverso un paesaggio sonoro: "Una sorta di esperanto veneto accessibile a tutti"

DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 01 novembre 2025

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore

Un “road movie” tra le strade venete. Tanta musica e due amici in macchina che non sanno smettere di bere. “Le città di pianura” del veneto Francesco Sossai che gioca in casa, parla di luoghi desolati nell’Italia dei paesi.

 

Presentato in anteprima al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard ha sorpreso tutti.

 

Due cinquantenni, Carlobianchi e Doriano, vanno da un bar all’altro con una vecchia Jaguar. Li accompagna la colonna sonora strepitosa di Krano.

 

Tra country e musica veneta i due spensierati vanno verso Treviso all’aeroporto a prendere il loro “collega” amico Genio, scappato in Argentina, prima della crisi del 2008, per un furto sul loro posto di lavoro, una fabbrica di occhiali. Frizzante nei dialoghi, negli sguardi dei personaggi, nei primi piani, nelle scene mai prevedibili.

 

I due, nel loro viaggio, coinvolgono uno studente di Architettura, Giulio, che vive a Mestre e studia a Venezia, incontrato durante la festa di laurea di Giulia che lui ama segretamente.

 

Il ragazzo timido ed incapace di rivelarsi all’amata, ascolta i consigli dei due adulti scapestrati. I tre sbagliano aeroporto, tra Treviso e Venezia, tornano a casa e vedono casualmente Genio che li saluta con poco entusiasmo. C’è di mezzo un malloppo di soldi nascosti da Genio prima di scappare.

 

Il rapporto tra il giovane ed i due cinquantenni si ribalta e Giulio sempre più in sintonia con i due amici li porta a visitare il Memoriale Brion, noto come Tomba Brion, in provincia di Treviso, patrimonio del Fai. Un luogo magico in cui il senso della morte che trasmette il progettista, l’architetto veneziano Carlo Scarpa seppellito vicino ai coniugi Brion, rimanda alle atmosfere giapponesi.

 

L’opera ci porta a riflettere sui luoghi artistici spesso ignorati da chi abita nei paraggi come i due esuberanti amici. Il regista ci ha messo sei anni per scrivere la sceneggiatura, non usa il dialetto ma dice “una sorta di esperanto veneto accessibile a tutti”.

 

Un film indipendente che sta facendo notevoli incassi. Una rivelazione.

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