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Tre registe protagoniste al Trento Film Festival con le pastore, una scomoda storia d'Italia e terre coltivate nel deserto

Storie di ordinaria realtà. Storie di questo mondo, al Trento Film Festival con registe italiane: “In questo mondo” di Anna Kauber, “A history about silence” di Caterina Erica Shanta e “Cielo” di Alison Mcalpine
Dal blog di Alda Baglioni - 01 maggio 2019 - 16:46

Storie di ordinaria realtà. Storie di questo mondo, al Trento Film Festival con registe italiane. Il film in concorso “In questo mondo”, della regista, architetto paesaggista Anna Kauber, mette in primo piano le pastore che lavorano dal nord al sud d’Italia. E sono tante. Il sommerso prende luce ed anima con ironia femminile, l’interessante documentario, la donna ha un ruolo fondamentale, in un lavoro tradizionalmente patriarcale.

 

Maria Pia dal Piemonte che appare spesso, quando chiama, cerca le pecore, le capre del suo gregge e racconta che la madre quando era piccola le diceva:  “Se non fai la brava ti portano via gli zingari. E lei: Davvero? Coraggiosa e tenace non ha tempo per fare gite con le amiche. Rosina dal Trentino,  non può fare a meno dei suoi animali, mandano via la depressione, dice.”Mi 'sollieva' stare con le pecore”.

 

Alcune non sono nate in mezzo alle pecore, come una violinista che, quando può riprende in mano il suo violino e crea melodie incantevoli, un vero paesaggio sonoro. Tutte trasmettono  la gioia per questo lavoro, nonostante i pochi guadagni. La mia casa è da qui fino al Friuli, dice una pastora. In ogni luogo mi sento a casa.

 

Le loro storie segnano i luoghi. Tutte parlano agli animali e danno loro un nome, hanno segnali sonori per richiamare il gregge (ascoltati anche nel bel corto in concorso “Riafn” di Hannes Lang). Primi piani sugli animali, sui loro parti, gli agnellini allattati con il biberon. Si prendono cura del loro gregge, queste belle donne.

 

Ma loro, unite dal desiderio di raccontarsi, vengono distratte solo per pochi attimi, dalle dure fatiche quotidiane. Non ci si improvvisa a fare questo lavoro

 

Le pastore s’interrogano sulla loro scelta e sulle domande che gli altri pongono. Come fai a mangiare gli animali che hai amato? Un montaggio che alterna le storie per mantenere l’attenzione.

 

Sullo sfondo paesaggi piemontesi, trentini, lombardi, veneti, toscani, campani, sardi ed altri, uniti dall’irrefrenabile voglia di rivincita

 

Una lunga e appassionante ricerca, quella di Anna Kauber,  che trasmette, come dicono le pastore, di più di quello che s’immagina. Un documentario da premiare.

 

Diverso l’argomento, ma simile per la regista, la voglia di indagare sul sommerso, che appartiene alla storia degli italiani: “A history about silence” di Caterina Erica Shanta, videoartista. Il documentario è presentato nella sezione Terre Alte.

 

In solo ventuno minuti si mette in luce un periodo scomodo della storia d’Italia, ancora adesso ignorato. Due ex Imi, Internati militari italiani, nei campi di concentramento tedeschi, ora plurinovantenni, vivono nel Cadore. Non erano partigiani, non erano fascisti, pagheranno le loro scelte con l’internamento nel 1944, dopo la caduta dello stato fascista nel 1943.

 

Migliaia di uomini vengono abbandonati dall’Italia e dati in pasto all’esercito tedesco. Per i deportati, senza nome, la loro colpa era rifiutarsi di aderire alla Rsi. Quando rientrarono, dopo diversi mesi, a volte anni, vennero ignorati ed emarginati. 

 

Nessuno di loro volle parlare, nemmeno con le loro famiglie, sulle esperienze vissute. Anche i due sopravvissuti intervistati, ormai anziani, hanno vaghi ricordi. Dallo Stato, una medaglia solo su richiesta, poiché non esiste un elenco dettagliato dei deportati. Una triste realtà  arricchita dal montaggio di efficaci dettagli sulla natura, apre la strada ad ulteriori chiarimenti. 

 

La regista, dopo la proiezione, ammette di aver finanziato lei, alla fine il documentario, per mancanza di sponsor. L’esplorazione prosegue, ci alleggeriamo la mente proiettati nel deserto di Atacama, in Cile con il film in concorso “Cielo” di Alison Mcalpine, poetessa, fonda una compagnia teatrale in Canada, dalla tv per  la prima volta passa al lungometraggio.

 

Tra “cacciatori di pianeti”, osservatori astronomici di Atacama, terre coltivate nel deserto e abitanti influenzati dalle stelle. Per sognare, meditare, immaginare l’infinito ed un mondo migliore.

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