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«Padrone, lascialo ancora quest'anno, se no, lo taglierai», la salvezza è portare frutto anche per gli altri

Il brano evangelico scelto per la liturgia di questa terza domenica di Quaresima è tratto dal vangelo secondo Luca. Si può dividere il testo in due parti: la prima racconta di due eventi sciagurati, la seconda è il racconto di una parabola. La tematica sottolineata con forza da Gesù attraverso queste tre “esplicazioni” è chiaramente quella dell'urgenza della conversione
Dal blog di Alessandro Anderle - 23 marzo 2019 - 19:59

Lc 13,1-9 [In quel tempo] si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. Quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai».

 

Il brano evangelico scelto per la liturgia di questa terza domenica di Quaresima è tratto anch'esso dal vangelo secondo Luca, e gli è proprio – in altre parole questa narrazione non si trova nel resto della letteratura evangelica. Si può dividere il testo, dal punto di vista narrativo, in due parti: la prima racconta di due eventi sciagurati, la seconda è il racconto di una parabola (che riecheggia molto i brani dell'albero di fico presenti in Marco e Matteo). La tematica sottolineata con forza da Gesù attraverso queste treesplicazioni” è chiaramente quella dell'urgenza della conversione.

 

Per quanto riguarda i due eventi sciagurati bisogna subito notare che nessun'altra fonte storica rinvenuta fa riferimento ad una strage compiuta nel Tempio da Pilato ed alla rovinosa caduta della torre di Sìloe. Ciò che è implicito nel pensiero ebraico del tempo è che queste sciagure siano state causate dal peccato di coloro che ne furono vittime. Come emerge dalle parole di Gesù, nemmeno lui nega questa visione, ma vuole mostrare come quegli uomini non fossero più peccatori di coloro i quali stavano dinanzi a lui in quel momento.

 

È ancora oggi un modo per tranquillizzare le coscienze pensare che le vittime di grandi e piccole disgrazie se la siano, in fondo, cercata. Gesù, però, certamente non è venuto per tranquillizzare le coscienze, ma per scuoterle – a questo, in particolare, serviva il parlare in parabole. Chi lascia languire il proprio cuore in questa immobilità spirituale, con la sicumera di chi è senza peccato, pietrifica la propria anima, permettendo che su di essa si formi un callo che la rende, via via, più insensibile.

 

La conversione è in fondo proprio questo: svegliare la propria anima dal torpore, e vedere il mondo attraverso di essa. Conversione nel testo greco è, letteralmente, metanoia, che significa cambiare, andare oltre il proprio modo di pensare, per riuscire a vedere.

 

La parabola dell'albero di fico che non da frutto è collegata direttamente alla figura di Gesù. Ne sono una chiara testimonianza i tre anni a cui fa riferimento il testo e che rappresentano i tre anni di ministero pubblico di Gesù. Il padrone del campo avrebbe pensato – se così ci si può esprimere – di tagliare il fico che non da frutto, ma il vignaiolo – colui che realmente era a contatto quotidianamente con la terra - “intercede” a favore di una proroga per il fico.

 

Qui il padrone rappresenta il Padre, il vignaiolo il Figlio, Gesù, e l'albero di fico che non da frutto è l'uomo che non ha convertito il proprio cuore all'Amore di Dio. Gesù mostra qui come la misericordia sia preminente nel Padre, come egli sia sempre aperto alla speranza verso la propria creatura. In fondo, si potrebbe dire che l'umanità è capace di speranza proprio perché è Dio il primo a sperare sempre per essa.

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