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"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli''

La porzione del vangelo secondo Matteo proposta alla lettura in questa domenica riporta le cosiddette “Beatitudini”: uno dei passaggi certamente più noti della letteratura evangelica
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 31 ottobre 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 5,1-12 [In quel tempo] vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi".

 

La porzione del vangelo secondo Matteo proposta alla lettura in questa domenica riporta le cosiddette “Beatitudini”: uno dei passaggi certamente più noti della letteratura evangelica. All'interno della letteratura neotestamentaria possiamo trovare un parallelo, leggermente diverso, nel vangelo secondo Luca: entrambi i narratori evangelici hanno probabilmente attinto alla stessa fonte, adattando le parole di Gesù alle esigenze dei “segni dei tempi” della propria comunità. Tradimento dell' “originale”? Domanda leziosa, poiché è solamente postulata l'esistenza di un “originale”, mai ritrovato. Non solamente leziosa la domanda, ma anche mal posta: fede è anche capire come vivere oggi alla luce della tradizione che la Scrittura ci ha tramandato.

 

Veniamo ora al testo. Prima di tutto, evidenziamo quali “categorie” vengono proclamate beate da Gesù: i poveri in spirito, quelli che sono nel pianto (soffrono), coloro che sono miti, coloro che hanno fame di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati a causa della giustizia e, infine, i discepoli che vengono insultati a causa di Gesù. Nove in tutto, nove “scandali” per le orecchie dei contemporanei di Gesù – ma non sembra essere cambiata molto la situazione.

 

Sembra però importante sottolineare un aspetto che spesso viene frainteso: queste parole di Gesù non vanno, e non possono, essere lette solamente in termini consolatorii. Che cosa significa? Vuol dire che Gesù non intendeva solamente consolare i suoi discepoli, demandando ad una dimensione post-mortem la gioia e la giustizia. Gesù stava proclamando, ed ha proclamato beati coloro che si trovano in tali situazione “qui ed ora”. Non saranno beati in un futuro più o meno intangibile ed inintellegibile, lo sono durante la loro vita e proprio per le esperienze, l'atteggiamento esistenziale con il quale la vita stessa va vissuta.

 

Questa specifica può sembrare secondaria? Non lo pensiamo, anzi, sembra proprio il centro di questa narrazione: la pace, l'Amore ed il regno del Signore – Gesù ci dice – sono già in atto in queste persone. Il regno si trova aperto nel mio vicino che mostra mitezza di cuore, nella persona che cerca concretamente di percorrere sentieri di pace – e di portarvi anche gli altri. L'Amore, infondo, andrebbe ascoltato nella mutezza assordante dei perseguitati per la giustizia.

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