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"Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio"

Quello di questa domenica è uno dei testi più celebri della predicazione di Gesù: le beatitudini
Dal blog di Alessandro Anderle - 16 febbraio 2019 - 19:41

Lc 6,17.20-26 [In quel tempo], Gesù, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

 

Ecco uno dei testi più celebri della predicazione di Gesù: le beatitudini. È bene ricordare che queste vengono riportate anche da un altro narratore evangelico, Matteo, nel cosiddetto discorso della montagna. Fra i due testi vi sono delle differenze di non poco conto: basti, come esempio, la prima beatitudine. Per Luca, infatti, sono beati «i poveri», per Matteo «i poveri di spirito». La differenza è lampante. Preme però sottolineare che, secondo gli studiosi, è Luca ad attenersi più fedelmente alla fonte originaria che tramandò per prima le parole di Gesù. E preme ancor più sottolineare che – ancora a detta degli studiosi – queste beatitudini possono essere autenticamente ricondotte alla predicazione diretta di Gesù.

 

Fatta questa breve premessa, vediamo il testo. Importa poco notare che Luca e Matteo divergono anche per il luogo: il primo pone il discorso in pianura, l'altro, appunto, su di una montagna – dopo la trasfigurazione. È più importante sottolineare, o meglio ricordare, che Gesù dichiara beati esattamente chi lo stava seguendo. Le cosiddette folle, i discepoli, non erano certamente scanzonati aristocratici con la pancia piena. Erano, altresì, poveri – magari poveri pescatori come i discepoli -, erano donne – categoria emarginata nella società giudaica del tempo -, erano donne che per sopravvivere dovevano prostituirsi – ultimo gradino della scala sociale assieme agli orfani ed alle vedove -, era gente che per mantenersi riscuoteva tasse improprie, presso i propri fratelli, per conto degli oppressori – come, ad esempio, l'apostolo Matteo.

 

E Gesù proclama beati proprio loro. Oggi verrebbero chiamati gli “ultimi” - la qual cosa presuppone che ci siano dei primi che riconoscono gli ultimi in quanto tali, quasi a livello categoriale. Proclamare beati coloro i quali, per primi, beati assolutamente non si percepiscono: ecco il primo scandalo del cristianesimo. Scandalo che non potrà che proseguire con la più scandalosa delle rivelazioni: il nome di Dio è Amore. Scandalo che non può che richiedere, implicare, il donarsi totalmente all'altro, al prossimo, anche al costo di essere deriso per questo. Almeno, in questi tempi, certamente si viene derisi. Scandalo che vissuto fino in fondo non potè che avere la sua conclusione sul patibolo di una croce. Scandalo che produsse lo scandalo supremo della percezione di abbandono, della più buia delle notti, del Figlio da parte del Padre.

 

Il cristiano deve lasciarsi attraversare dallo scandalo, fino a farsi in questo scandalo, fino a diventare scandalo. «Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1Cor 1,22-25). Questo scandalo incomprensibile per la ragione, ma sentito come verità che riempie l'anima della sua essenza.

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