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C'è un tempo per l'ascolto e c'è un tempo per il servizio: ''Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta''

Il tema centrale potrebbe essere quello riguardo l'ospitalità offerta al Maestro, povero ed itinerante, Gesù; e dall'ospitalità si passa all'accoglimento della Parolamore
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 20 luglio 2019

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 10,38-42 [In quel tempo], mentre Gesù e i suoi discepoli erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

 

Il brano di oggi, anch'esso tratto dal vangelo secondo Luca – a cui è dedicato il presente anno liturgico -, segue direttamente quello di domenica scorsa, il quale era incentrato sulla cosiddetta parabola del buon samaritano. Purché i due brani possano risultare, di primo acchito, completamente disgiunti tra loro, una lettura attenta può mostrare il contrario. Il tema centrale, che emerge da entrambi, potrebbe essere quello riguardo l'ospitalità offerta al Maestro, povero ed itinerante, Gesù; e dall'ospitalità si passa all'accoglimento della Parolamore.

 

Marta e Maria compaiono anche nel vangelo secondo Giovanni, le quali sono indicate come le sorelle di Lazzaro che vivono a Betania. In Luca, invece, compaiono solamente in questo racconto. Prima di tutto è bene sottolineare che, per la cultura giudaica del tempo, non era assolutamente consentito che due donne ospitassero in casa, sole, un uomo non sposato. Già qui si rivela un discostamento dalla tradizione, il quale, però, non era fine a se stesso (Gesù non invitava sediziosamente ad abbandonare le norme consuetudinarie). Piuttosto il fare di Gesù dice una primarietà dell'ascolto della “buona novella”, a cui nulla dovrebbe ostare.

 

Gesù era in cammino, entra in un villaggio e viene ospitato. Qui, già, abbiamo un'indicazione esistenziale sull'importanza di ospitare la Parola. Maria, infatti, ascoltava Gesù mentre parlava, Marta, invece, era distolta dallo svolgimento delle sue faccende. È molto interessante il fatto che nel vangelo si utilizzi proprio il verbo “distogliere”. Oggi tutto distoglie dal rapporto con la spiritualità, non solo lo svolgimento delle quotidiane faccende – l'uomo si affanna per cose che in realtà sono un soffio effimero, ma non c'è nulla di nuovo sotto il solo, per citare il Qohelet -, ma soprattutto gli idoli che ogni giorno erigiamo, per distruggerli la notte stessa.

 

Il lettore contemporaneo, ma anche quello del tempo, è portato ad immedesimarsi con Marta: ella, infatti, non solo serve con il sudore della fronte Gesù e i suoi discepoli, ma sembra venire addirittura rimproverata dal Maestro proprio per quello che stava facendo. In realtà Gesù non rimprovera Marta per ciò che stava facendo, ma per il fatto che ha rivolto il proprio lamento contro la sorella Maria. Certo, quest'ultima avrebbe dovuto e potuto aiutare Marta, ma evidentemente era nel suo tempo propizio per l'ascolto della Parola, per accumulare un tesoro che non le sarà più tolto. Per le cose veramente nuove sotto al sole, quelle che hanno per orizzonte l'eternità e non il vapore delle rugiada che svanisce ogni mattina, per quelle cose c'è un tempo per ognuno. C'è un tempo per l'ascolto e c'è un tempo per il servizio, ed entrambe le dimensioni devono essere presenti.

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