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E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via

La chiesa cattolica sceglie dal vangelo secondo Marco per la liturgia di questa domenica: Gesù prosegue il suo cammino verso Gerusalemme con i discepoli, e il Rabbì/Maestro tenta di istruire i Dodici sulla vera natura della sua messianicità, cioè annuncia più volte la morte, la Croce, che lo attende
Dal blog di Alessandro Anderle - 29 settembre 2018 - 12:07

Mc 9,38-43.45.47-48 [In quel tempo] Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

 

La lettura che la chiesa cattolica sceglie dal vangelo secondo Marco per la liturgia di questa domenica è, come si è visto, composita, senza un vero e proprio filo conduttore. Gesù prosegue il suo cammino verso Gerusalemme con i discepoli, ed il clima generale non è certo dei migliori. Il Rabbì/Maestro tenta di istruire i Dodici sulla vera natura della sua messianicità, cioè annuncia più volte la morte, la Croce, che lo attende. Per contro, i discepoli non solo mostrano incomprensione, ma addirittura – è il caso di Pietro – un vero e proprio rifiuto. A ciò vanno aggiunte le discussioni (fuori luogo) che caratterizzano i discepoli in questo momento – come, ad esempio, quella riguardante «chi sia il più grande» fra loro.

 

In questo contesto si sviluppano le sentenze gesuane della narrazione marciana, che trovano alcuni paralleli in Matteo e Luca. Nella prima parte Giovanni, uno dei discepoli più vicini a Gesù (cf. la Trasfigurazione), lamenta il fatto che delle persone non appartenenti alla comunità operino esorcismi nel nome di Cristo. Dal punto di vista storico il brano è molto probabilmente anacronistico: proietta sul tempo di Gesù eventi accaduti in seguito alla sua morte. Ciononostante il dato interessante è che la risposta del Maestro non solo è tollerante («Non glielo impedite»), ma mostra una chiara direzione di apertura totale della comunità cristiana (ekklesìa – in senso largo): «chi non è contro di noi è per noi».

 

Il significato per la Chiesa di questo brano è ben evidenziato da E. Bianchi: «Sono qui ritratte le nostre patologie ecclesiali, che a volte emergono fino ad avvelenare il clima nella chiesa, fino a creare al suo interno divisioni e opposizioni, fino a fare della chiesa una cittadella che si erge contro il mondo, contro gli altri uomini e donne, ritenuti tutti nello spazio della tenebra. Dobbiamo confessarlo con franchezza: negli ultimi decenni il clima della chiesa è stato avvelenato in questo modo e tale malattia, nonostante i continui ammonimenti di papa Francesco, non è ancora stata vinta. Vi sono porzioni ecclesiali che si ergono a giudici degli altri, che si ritengono una chiesa migliore di quella degli altri. Vi sono cristiani che, con certezze granitiche, giudicano gli altri fuori della tradizione o della chiesa cattolica e aspettano di poter ascoltare da parte dell’autorità ecclesiastica condanne verso quanti non somigliano a loro o non fanno parte del loro gruppo, soggetto a tentazioni settarie».

 

La parte seguente riporta una serie di tre sentenze la cui forma letteraria risulta molto simile. Innanzitutto vi è da sottolineare che, nella frase «chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare», il termine “piccoli” è la traduzione del greco mikroi e non si riferisce ai bambini, bensì a coloro che – per vari motivi – hanno una fede fragile, oppure sono fragili nella fede in un determinato momento della propria esistenza. In altre parole, non vi sono credenti di “serie A” e credenti di “serie B”, se non nell'accezione che, per Gesù, la “serie A” è composta dai fragili, dagli umili, da chi possiede l'ignoranza nell'amore. Purché compia la volontà del Padre: amare incondizionatamente, assolutamente, in una parola, misericordiosamente.

 

Per questo tutto ciò che può essere fonte di scandalo, cioè far montare odio ed invidia in seno alla comunità, deve essere “tagliato”, “gettato via”. La geenna, come noto, rappresenta nella cultura ebraica un concetto simile al nostro “inferno” - l'immagine ed il nome provengono dalla vallata fuori Gerusalemme dove era stato praticato dai gerosolimitani il culto idolatrico, poi convertita da re Giosia in una discarica dove il fuoco bruciava incessantemente i rifiuti della città. Là, il verme che decompone i cadaveri non muore mai, continuando a mangiarli in eterno, come il fuoco.

 

Ciò, però, forse non contraddistingue solamente l'aldilà, la “vita dopo la morte”. Vale a dire che, forse, coloro che vivono la propria vita nell'odio e nell'invidia, vengono loro stessi consumati dal proprio odio e dalla propria invidia, in una dimensione che per circolarità può ricordare l'eternità. Contrariamente, chi vive nell'amore del Padre, oppure semplicemente agendo nell'amore – quindi, sempre, nella Verità – rinasce, incessantemente, nel Regno di Dio.

 

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