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“Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna”

La parabola che viene proposta nella lettura di questa domenica è tratta dal vangelo secondo Matteo e rappresenta una delle cosiddette “parabole di rottura”: le parabole con cui Gesù si contrappone radicalmente al giudaismo ufficiale del temp(i)o
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Di Alessandro Anderle - 26 settembre 2020

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 21,28-32 [In quel tempo] Gesù disse ai suoi discepoli «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

La parabola che viene proposta nella lettura di questa domenica è tratta dal vangelo secondo Matteo e rappresenta una delle cosiddette “parabole di rottura”: le parabole con cui Gesù si contrappone radicalmente al giudaismo ufficiale del temp(i)o. Questa parabola è presente solamente nel primo vangelo e dagli esegeti è considerata, nella sua forma primitiva, risalente a Gesù stesso. Tuttavia «la sua interpretazione risulta problematica, anche per il modo diverso con cui è riportata dai manoscritti antichi. Un gruppo importante di codici introduce dapprima il figlio che oppone un rifiuto al padre e poi va a lavorare nella vigna; l'altro gruppo presenta il figlio che accoglie l'invito del padre, ma solo a parole, perché non ne esegue l'ordine» (A. Poppi).

 

Il nostro commento, la “nostra” parabola, fa parte del primo caso. Gesù sta parlando, seguendo la controversia appena avvenuta (vv. 23-27), ai gran sacerdoti ed agli anziani, l'élite politico-religiosa del popolo giudaico. La vigna rappresenta il popolo di Dio, il popolo d'Israele – l'immagine è molto ricorrente nella bibbia -, vigna per la quale il padre richiede lavoro ai suoi figli. È una chiamata alla conversione e alla missione per il suo popolo.

 

La risposta e l'atteggiamento dei due figli sono diametralmente opposte. Il primo figlio rappresenta i peccatori, quei pubblicani e quelle prostitute di cui Gesù parlerà infatti poco dopo, i quali infatti oppongono inizialmente alla chiamata del padre un rifiuto – potremmo dire – ideologico. Il secondo figlio rappresenta invece proprio i gran sacerdoti e gli anziani, i quali – potremmo dire formalmente – rispondono positivamente alla richiesta.

 

Nella prassi sta la differenza più grande: venuta la figura di Giovanni il Battista e, poi, quella di Gesù, i pubblicani ed i peccatori si convertono e compiono autenticamente la volontà del padre. Sono proprio i peccatori peggiori a riconoscere autenticamente Giovanni come profeta e Gesù come Messia, quegli stessi peccatori che per le élite erano già condannati alla dannazione. Mentre i gran sacerdoti e gli anziani, così sicuri del loro “sì” al padre, non ne eseguono la volontà, non vivono autenticamente sulle orme del padre.

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