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Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti

Gesù prende con sé i tre discepoli più fidati e li conduce su di un monte. Nella narrazione biblica la montagna rappresenta sempre un luogo privilegiato per l'incontro con Dio. Là, Gesù, venne trasfigurato
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 11 agosto 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Trasfigurazione del Signore Mc 9,1-10

In quel tempo Gesù diceva ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza». Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

 

Il racconto marciano narra la celebre pericope denominata della “Trasfigurazione”, in occasione della celebrazione, in questa domenica, della chiesa cattolica della – appunto –  “Trasfigurazione del Signore”. Questa narrazione si trova praticamente al centro del vangelo secondo Marco, seguendo, di poco, la “confessione di Pietro” («Ed egli li interrogava: “Ma voi, chi dite che io sia?” Rispondendo Pietro gli dice: “Tu sei il Cristo”» Mc 8,29), snodo centrale dell'intero scritto.

 

Gesù prende con sé i tre discepoli più fidati e li conduce su di un monte. Nella narrazione biblica la montagna rappresenta sempre un luogo privilegiato per l'incontro con Dio. Là, Gesù, venne trasfigurato: è il Padre il soggetto, colui che agisce in quel momento, mentre il Figlio mantiene una passività fondamentale.

 

Cosa voglia dire, come sia la trasfigurazione in realtà, possiamo solamente leggerlo dai dettagli che ci fornisce l'autore: «e le sue vesti divennero splendenti, assai bianche, quale lavandaio sulla terra non può rendere così bianche». È interessante la centralità del colore bianche, soprattutto per il fatto che una vesta bianca, misteriosa, indossata da un ragazzo riapparirà nell'orto degli Ulivi e alle donne al sepolcro.

 

Mosè ed Elia rappresentano, per il mondo giudaico, i due principali profeti della tradizione: il primo è ritenuto il più grande, colui che permise – se così si può dire – ad Israele di diventare Israele, mentre il secondo era (ed è) atteso prima dell'avvento del Messia. Risulta evidente l'importanza conferita a queste due figure dall'evangelista.

 

Ora, Pietro si rende perfettamente conto di quanto stia succedendo («Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia» - riferendosi, forse, alla gioiosa festa delle Capanne). Il Padre, a questo punto, risponde per il Figlio («Ascoltatelo!»), poiché quello non era, per Gesù, il momento della glorificazione.

 

Questa sarebbe potuta avvenire solamente dopo l'arresto, la tortura e la morte in Croce: solo così il Figlio avrebbe potuto mostrare realmente l'Amore del Padre. Amore che è dono totale di sé, dimentico del Sé. Amore che diviene vita eterna con e per il dono di sé.

 

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