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Gesù non parla di perdono, ma di non condannare: ''Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei''

In questa domenica viene interrotta la lettura del vangelo secondo Luca, vangelo al centro di questa annata liturgica, per cedere il passo al celebre brano del vangelo secondo Giovanni solitamente denominato “Gesù e l'adultera”
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Di Alessandro Anderle - 06 aprile 2019

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 8, 1-11 [In quel tempo], Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».

 

In questa domenica viene interrotta la lettura del vangelo secondo Luca, vangelo al centro di questa annata liturgica, per cedere il passo al celebre brano del vangelo secondo Giovanni solitamente denominato “Gesù e l'adultera”. Come vedremo, l'importanza per chi voglia mettersi alla sequela della parola di Gesù di questo passo biblico è centrale.

 

Come attesta il vangelo secondo Luca – con cui, a detta degli studiosi, questo brano ha evidenti affinità – Gesù giunto a Gerusalemme passava le proprie giornate insegnando al Tempio, e le proprie notti nell'Orto degli Ulivi. Mentre stava parlando al Tempio, venne condotta a lui una donna sorpresa in flagranza d'adulterio, la quale secondo gli insegnamenti mosaici doveva essere portata fuori le mura della città ed uccisa per lapidazione. I primi a scagliare la pietra era prescritto fossero proprio i suoi accusatori.

 

Il gioco di coloro che interrogarono Gesù è chiaro: se avesse detto che la donna andava lapidata, seguendo le parole di Mosè, si sarebbe inimicato parte del popolo che già vedeva in lui i tratti fondamentali della misericordia; se, invece, avesse detto che la legge mosaica doveva essere trasgredita – proprio nel Tempio – chi avesse voluto, avrebbe facilmente avuto di che accusarlo. «Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra».

 

Perché questa risposta? Che significato poteva avere quel gesto apparentemente incomprensibile? Una bella interpretazione ricorda che, fra le prescrizioni riguardanti il giorno di Shabbat/sabato - sacro per gli ebrei -, vi era quella di non produrre nulla di permanente, compresa la scrittura. Questa, infatti, era vietata, con una eccezione: si poteva scrivere su supporti effimeri, su materiali dove il tempo avrebbe cancellato quelle parole, come la terra. E a Shabbat era assolutamente vietato giustiziare i condannati a morte. Ora il gesto di Gesù assume maggior chiarezza: in quel momento stava esprimendo un concetto fondamentale per coloro che poi si sarebbero chiamati cristiani: ogni volta che si tratta di eseguire una condanna a morte è Shabbat.

 

Chi stava cercando di condannare Gesù, però, non sembra abbia colto il significato di quel gesto, ed allora lui pronuncia la celebre frase: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Questa frase, nel tempo, è stata oggetto delle più alte disquisizioni teologiche, spesso volte a mitigare la radicalità del suo significato esistenziale. Nel nostro tempo, questa frase, dovrebbe essere radicalmente liberata, ridandole la sua capacità essenziale di porre il cristiano di fronte ad una domanda scomoda – e per questo dovrebbe essere sempre presente. La domanda che porta a vedere, come in uno specchio, la propria ipocrisia.

 

Nel nostro tempo, in cui ci si indigna quasi esclusivamente per ciò che accade fuori dal nostro mondo – come per il recentissimo caso dell'applicazione di una legge simile a questa nel sultanato di Brunei -, e si intercede con preoccupante disinvoltura per quanto succede sotto casa nostra, in questo tempo questa frase gesuana dovrebbe tornare a risplendere nella sua diamantina chiarezza. Qui, Gesù, non parla di perdono – dirà di perdonare i propri nemici, però non qui -, ma di “non condannare”. Non condannare troppo disinvoltamente l'altro è, in fondo, la colonna su cui si regge il perdono, la riconciliazione.

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