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''Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio'', perché siamo invitati?

È bello pensare che ci sia questa voce che continuamente ti chiama, indipendentemente dalla tua capacità di sentire in quel momento. Non sempre, infatti, si è disposti ad ascoltare questa voce, un sentire che si fa atto di semi volontà, di apertura
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Di Alessandro Anderle - 10 ottobre 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 22,1-14 [In quel tempo] Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: “Dite agli invitati: ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

Proseguendo nella lettura del vangelo secondo Matteo troviamo, per questa domenica, un'altra parabola fortemente allegorica – e non di immediata comprensione. Cerchiamo di renderla un poco più chiara.

 

Il re che prepara le nozze per il figlio rappresenta il Padre che prepara la rivelazione messianica della Croce, l'evento che mostrò, secondo la tradizione cristiana, l'amore del Padre al mondo, che mostrò l'Essere come Amore. Gli invitati all'evento, il popolo d'Israele, rifiutarono di partecipare alle nozze, opponendosi agli inviati del Padre (i profeti) anche con la violenza. Il re, adirato, pronunciò una sentenza di condanna: Gerusalemme sarebbe bruciata – come accadde nel 70 d.C. per opera dei romani. A questo punto il Padre apre – se così si può dire – i confini della rivelazione, affidandola alle “sue” comunità – le ecclesiae – perché la portassero nel mondo. Non che la Chiesa abbia sostituito Israele, anzi, anch'essa ora si trova – per così dire – sotto la lente del giudice. Come spesso è accaduto – e, purtroppo, ancora accade – infatti, anche coloro che compongono la Chiesa si sono dimostrati indegni dipartecipare alle nozze”.

 

È difficile, per una parabola di questo genere, trovare immediatamente un significato per l'uomo contemporaneo. Certo, il più immediato riguarda proprio la dimensione del giudizio, che coinvolge tutti i componenti della comunità cristiana: nessuno, di nessun grado ecclesiale, politico, economico può ritenersi immune oppure al di sopra di tale giudizio.

 

A ben guardare, però, un altro significato è celato nelle parole del testo: i due termini che più vi ricorrono, infatti, sono il “chiamare” e le “nozze”. L'essere chiamati, la vocazione incessante da parte del Padre assume quasi la veste di stato esistenziale. È bello pensare che ci sia questa voce che continuamente ti chiama, indipendentemente dalla tua capacità di sentire in quel momento. Non sempre, infatti, si è disposti ad ascoltare questa voce, un sentire che si fa atto di semi volontà, di apertura. Ed è anche bello pensare che la chiamata incessante non sia per svolgere qualche compito, per consumare qualche prodotto, ma sia un invito ad una festa, a delle nozze. Perché siamo invitati? Perché la festa sono gli invitati, come un re saggio sa bene.

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