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Il seme più piccolo, una logica inaudita che fa (ri)nascere al mondo

La lettura di questa domenica affronta tra le parabole più conosciute del mondo cattolico: la Parabola della zizzania, Parabola del granello di senape, Parabola del lievito, Una prima conclusione del discorso in parabole e La spiegazione della parabola della zizzania
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 23 luglio 2017

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Si continua la lettura del discorso in parabole del vangelo secondo Matteo. La lettura di questa domenica si articola così: Parabola della zizzania (Mt 13,24-30); Parabola del granello di senape (13,31-32); Parabola del lievito (13,33); Una prima conclusione del discorso in parabole (13,34-35); La spiegazione della parabola della zizzania (13,36-43).

 

Come per la scorsa domenica, queste parabole sono fra le più conosciute nel mondo cattolico, quindi proviamo a rileggerle con un poco di calma e lasciamoci interrogare dalla parola.

 

Mt 13,24-43 In quel tempo, Gesù 24espose alle folle una parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". 28Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". 29"No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio".

 

31Espose loro un'altra parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami".

33Disse loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata".

34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

Aprirò la mia bocca con parabole,

proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: "Spiegaci la parabola della zizzania nel campo". 37Ed egli rispose: "Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!".

 

La Parabola della zizzania e la sua relativa spiegazione si trovano solamente nel vangelo secondo Matteo, mentre la Parabola del lievito si trova sia in Matteo che in Luca. Solamente la Parabola del granello di senape si trova in tutti i primi tre vangeli (sinottici): Matteo, Marco e Luca; la conclusione del discorso in parabole, invece, si trova solamente in Matteo ed in Marco. Proviamo a soffermarci su queste ultime.

 

L'origine antica della parabola del granello di senape è testimoniata dalla sua presenza in Marco, il primo vangelo in senso cronologico secondo la critica contemporanea. Vediamo come concludeva il discorso l'antico vangelo, come veniva trasmesso nelle prime comunità cristiane: E diceva: “Come paragoneremo il regno di Dio? O in quale parabola lo metteremo? Come a un granello di senape, che quando è seminato sulla terra, è più piccolo di tutti i semi che (sono) sulla terra; e quando è seminato, sale e diventa più grande di tutti gli ortaggi, e fa rami grandi, così che sotto alla sua ombra possono dimorare gli uccelli del cielo”. E con molte parabole simili diceva loro la Parola, secondo che potevano intendere. Ora, senza parabole non diceva loro (nulla); ma in disparte, ai propri discepoli spiegava ogni cosa" (Mc 4,30-34 – trad. A. Poppi).

 

In questa parabola viene detto da Gesù che il regno di Dio segue la stessa dinamica della crescita della pianta di senape: essa nasce da un seme piccolo, quasi insignificante (chi si preoccuperebbe della perdita di una cosa così piccola e apparentemente poco preziosa? Possiamo dire lo stesso del regno di Dio?); poi però cresce così tanto da ramificare, in modo talmente solido da poter ospitare gli uccelli del cielo che vi si posano. L'insignificanza del seme rimane tale finché non diventa punto di ristoro, di sosta, di vita.

 

Il regno di Dio è apparso nell'insignificanza di una vita breve, itinerante, finita in un modo che al tempo era segno di maledizione: la croce. Eppure il paradosso di questo regno è che ha superato quelli che oggi chiameremmo confini: geografici, sociali e antropologici.

 

E dove ha potuto attecchire, dove ha trovato l'apertura necessaria per poter essere accolto, è cresciuto. In fondo è questo il senso del parlare in parabole di Gesù: la parabola richiede che l'ascoltatore la assuma su di sé, che si lasci toccare nel profondo da essa, che si lasci interrogare e plasmare da queste parole che, come la croce, sovvertono la logica mondana. La parola, il regno di Dio, si manifestano nella stessa apertura esistenziale che richiedono per essere accolte. In uno scambio reciproco, spirituale e indicibile: "e (sia che) dorma e (sia che) si alzi, di notte e di giorno, e la semente germoglia e cresce; come, lui stesso non sa" (Mc 4,27).

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