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''Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo'', lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana

Il brano è molto breve, solamente quattro versetti e la narrazione della tentazione di Gesù nel deserto. I quaranta giorni di permanenza di Gesù nel deserto richiamano i quarant'anni di peregrinazione del popolo liberato dalla schiavitù egiziana ed in cammino verso la terra promessa. In entrambi i casi, il tempo ha una funzione mediatrice importantissima: quella della preparazione
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Di Alessandro Anderle - 20 febbraio 2021

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mc 1,12-15 [In quel tempo], lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

 

Nella prima domenica di Quaresima di quest'anno liturgico, la Chiesa cattolica legge, dal vangelo secondo Marco, la narrazione della tentazione di Gesù nel deserto. Il brano è molto breve, solamente quattro versetti. I primi due versetti narrano le tentazioni di Gesù nel deserto in modo estremamente conciso, essendo il lettore abituato alle versioni “espanse” che si ritrovano nei vangeli secondo Matteo (Mt  4,1-11) e secondo Luca (Lc 4,1-13). Il vangelo più antico riporta l'essenziale.

 

Per prima cosa, va notato che è lo Spirito stesso a spingere Gesù nel deserto: luogo di incontro con Dio, ma anche di manifestazione del male. Gesù era stato appena battezzato nel Giordano da Giovanni, dove i cieli si squarciarono «e lo Spirito come colomba discende verso di lui. E una voce venne dai cieli: “Tu sei mio Figlio, l'amato, in te mi sono compiaciuto”» (Mc 1,10-11). Quello stesso Spirito, appena disceso dai cieli squarciati, fa imboccare a Gesù la strada verso il deserto, dove i cieli sono chiusi. Lo Spirito sospinge Gesù sulla via del Servo sofferente.

 

I quaranta giorni di permanenza di Gesù nel deserto richiamano i quarant'anni di peregrinazione del popolo liberato dalla schiavitù egiziana ed in cammino verso la terra promessa. In entrambi i casi, il tempo ha una funzione mediatrice importantissima: quella della preparazione. Il popolo ebraico, guidato da Mosè, si preparava a prendere possesso della terra promessa – in cui il Profeta non entrerà mai – e a vivere assieme a Dio; Gesù, dopo la rivelazione del Padre dai cieli squarciati, si prepara a svolgere la sua attività pubblica.

 

Non sappiamo, l'evangelista non riporta in che modo Satana – figura rappresentante, simbolicamente, le forze del male – abbia tentato Gesù. L'intento, certamente, non è quello di narrare uno “spettacolino” per il lettore. Forse, e piuttosto, l'intento potrebbe essere quello di mettere in luce il fatto che anche Gesù avesse avuto bisogno di questo tempo nel deserto, del tempo di una lotta, forse precipuamente interiore.

 

«E gli angeli lo servivano». Gli angeli, rappresentativi del mondo ultraterreno – anche se, la distinzione fra naturale e sovrannaturale, non era sicuramente così netta nella cultura del tempo – servivano Gesù, che non viene abbandonato nel deserto. Il verbo greco tradotto con “servire” è diakoneîn, da cui “diacono”, «designa normalmente il servizio alle mense» (A. Poppi). Marco, infatti, non fa nessun riferimento al digiuno. Gesù non rimane solo e, soprattutto, il Padre non lo abbandonerà in quel momento difficile, si prenderà cura di lui – come già fece con la manna per il popolo – dandogli da mangiare. E Dio il Padre, come ogni padre, non va a modificare la realtà per il Figlio, ma cerca sempre di fornirgli l'autenticamente essenziale.

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