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Oltre la meritocrazia, verso la misericordia del Padre

Quanti cristiani si schiererebbero oggi per la misericordia? Quanti sarebbero in grado di fare come il padrone della vigna, e quanti invece si schiererebbero con coloro che, avendo lavorato di più, si aspettano di più?
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 23 settembre 2017

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

La lettura di oggi pone il fedele, come solitamente accade nei racconti espressi in parabole, in una situazione paradossale, capovolgendo – in termini inerenti la salvezza del discepolo – la logica della meritocrazia.

 

È una parabola presente solamente nel vangelo secondo Matteo, il quale probabilmente ha attinto da una fonte propria (cioè proveniente dalla propria comunità e sconosciuta agli altri evangelisti). La parabola degli operai nella vigna:

 

Mt 20,1-16  In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: « 1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4 e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5 Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7 Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata».

 

Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna». 8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11 Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12 dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

La “comprensione” di questo racconto in parabola non risulta ostica solamente alle orecchie dell'uomo contemporaneo, anzi essa potrebbe essere stata espressa da Gesù proprio per “giustificare” il suo mandato missionario che, non viene sottolineato mai abbastanza, è volto principalmente agli ultimi, ai peccatori, ai pubblicani, alle prostitute...

 

«La descrizione dell'assunzione degli operai corrisponde alle usanze palestinesi del tempo di Gesù. Il primo ingaggio avveniva all'inizio della giornata, cioè alle ore sei. Altri gruppi di operai furono reclutati all'ora terza (alle ore nove), sesta (dodici), nona (quindici), undicesima (diciassette). Le assunzioni, eccetto l'ultima, avvengono secondo un ritmo ternario, che corrisponde alla divisione greco-romana della giornata. Le chiamate all'ora none e undicesima sono inverosimili: una forzatura intenzionale» (A. Poppi).

 

Nei versetti che precedono questa parabola, Gesù parla della ricompensa per i discepoli, concludendo con il celebre: «Ora, molti (dei) primi saranno ultimi, e (gli) ultimi (saranno) primi» (Mt 19,30).

 

Il racconto degli operai nella vigna vuole essere un ampliamento, pur rimanendo una parabola, la quale ha sempre la funzione di esigere una presa di posizione (esistenziale) da parte del lettore. Gesù presenta la “sua” giustizia, cioè la giustizia del Padre: non di stampo retributivo («occhio per occhio»), ma che viene da un “cuore misero”, la misericordia appunto.

 

Quanti cristiani si schiererebbero oggi per la misericordia? Quanti sarebbero in grado di fare come il padrone della vigna (che, chiaramente, simboleggia Dio-Padre), e quanti invece si schiererebbero con coloro che, avendo lavorato di più, si aspettano di più?

Gesù dice che il Regno dei cieli non si conquista, non può essere rivendicato per diritto da nessun uomo. Esso è – e rimane sempre – un dono gratuito del Padre, non rappresenta la vincita dopo una vita vissuta come se fosse una competizione. Anzi, per bocca del padrone della vigna, Gesù ci apre gli occhi su ciò che veramente può uccidere la fede: l'invidia.

 

Il soggetto non può passare la propria vita sulla terra misurando la sua “buona fede” con la “cattiva fede” degli altri, poiché – in quanto fedele – dovrebbe anche sapere che davanti a Dio si presenterà da solo.

 

Spesso, la convinzione di meritare qualcosa, si basa esclusivamente su di una logica competitiva. Chiunque pensi di “meritare” (meritocrazia?) il Regno dei cieli, forse, non è tanto perché sia (stato) meglio degli altri durante la vita, ma perché l'ha vissuta come il Figlio, come figlio, vedendo nell'altro il prossimo.

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