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''Pensate che sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione'', Luca e uno dei passi più paradossali in assoluto

Da molti interpretato erroneamente, addirittura che forse si debba innescare guerra nel Suo nome, il passaggio di oggi è uno dei più ''duri'' e strumentalizzati. Il senso è certamente un altro anche se Gesù non era nemmeno un fiabesco sognatore
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 17 agosto 2019

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 12,49-53 [In quel tempo], Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

Gesù sta proseguendo il suo viaggio, l'ultimo viaggio, verso Gerusalemme. Nel cammino continua il suo dialogo con i discepoli e con coloro (sempre meno persone) che lo seguivano. In questo quadro si colloca la narrazione evangelica letta questa domenica, una delle più “dure” e, per questo, una delle più strumentalizzate.

 

In qualche modo il Maestro, con queste parole, sovverte il comune sentore rispetto al suo messaggio e, ovviamente, al suo linguaggio. Proprio per questo sembra che questo brano sia fondamentale – come tanti altri, la cui “paradossalità” risulta evidente (uno su tutti il celebre “Sacrificio di Isacco”, titolo del tutto inesatto). Perché fondamentale? Per il semplice motivo che insegna qualcosa di “fondamentale” su Dio: nel momento in cui sembra di aver compreso il suo messaggio, il suo volere – momento in cui si svela tutta la sicumera dell'umanità – è Dio stesso, attraverso la nostra esistenza, a mostrarsi in modo diverso, nuovo, antropologicamente eternamente diverso. È Dio stesso, in altri termini, a capovolgere la figura che l'uomo s'era fatto di lui, pensando – forse inconsciamente – di averlo com-preso, di averlo chiuso in un concetto, e, quindi, di poter dominare il Signore.

 

In questo quadro si colloca il vangelo di questa domenica, l'incipit è incisivo: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione». Parole, appunto, dure e paradossali. E cosa significano? Forse che si debba innescare guerra nel Suo nome? Per qualsiasi persona di buon senso, per coloro che conoscono Scrittura e tradizione, certamente non è così. Il “movimento” avviato da Gesù assieme ai suoi discepoli è evidentemente un movimento volto alla pace. Se si vuole credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, è a maggior ragione evidente, soprattutto con e sulla Croce.

 

Gesù, però, non è nemmeno un fiabesco sognatore. Il Figlio di Dio si è fatto uomo assumendo l'esistenza di un falegname, di un povero – si passi il termine – qualunque, e non di un aristocratico o di un poeta (e ci si passi anche la semplificazione che sottende qui il termine “poeta”). Gesù, da uomo, era certamente molto concreto: conosceva i problemi degli ultimi, e questi erano – in una certa misura – anche i suoi problemi, le sue afflizioni. Per questo era del tutto consapevole che il suo messaggio avrebbe creato divisioni, e come allora, ancor oggi.

 

In una famiglia, ad esempio, un certo numero di persone poteva credere in lui, altri potevano non crederci. E questo creava divisione, crea divisione. Sembra incredibile? Si pensi, ad esempio, se oggi un membro della propria famiglia assumesse realmente le parole di Gesù dal punto di vista esistenziale (“lascia tutto e seguimi”, “beati i poveri”, “beati i perseguitati”, “ama il prossimo tuo come te stesso”, ecc.). Questa famiglia sarebbe in grado di comprendere questa adesione, senza che vi siano dissidi, spaccature?

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