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''Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati''

Il brano di questa domenica rappresenta una grande infusione di energia, un'esortazione ad aver fiducia, ad assumere nella propria vita l'atteggiamento dell'apertura alla speranza
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 20 giugno 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 10,26-33 [In quel tempo], Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

 

Concluse le celebrazioni relative al periodo pasquale, si ritorna a leggere il vangelo secondo Matteo, a cui è dedicato il presente anno liturgico. Nel brano precedente a questo Gesù predice ai suoi discepoli le persecuzioni che subiranno in futuro. Per questo il brano appena letto risulta essere, in definitiva, una grande infusione di energia, un'esortazione ad aver fiducia, ad assumere nella propria vita l'atteggiamento dell'apertura alla speranza.

 

I detti presenti in questo testo si trovano solamente nel vangelo secondo Matteo ed in quello secondo Luca (ve n'è traccia anche nell'apocrifo di Tommaso), per tale motivo è probabile che i due evangelisti canonici abbiano attinto da una fonte comune queste narrazioni, fonte però oggi non in nostro possesso.

 

La parola-chiave della narrazione è «non temete», ripetuta per ben tre volte: chi cerca di essere nella fiducia, dovrà parallelamente cercare di trasformare le proprie paure in sicurezza. Si badi bene: trasformare, trasfigurare, convertire, che dir si voglia, presuppone sempre un'azione dovuta ad una presa di coscienza. Non si sta parlando qui di una fede cieca che “automaticamente” cancella quasi per magia le paure: quello potremmo piuttosto chiamarlo fanatismo (e, per inciso, le paure nemmeno le cancella, ma le porta ad un tale stato di stress, da doverle rimuovere con un azione – violenta – altrettanto forte). La fede non serve a cancellare le paure, altrimenti si chiamerebbe magia – e sarebbe solamente un'illusione.

 

Gesù, quindi, ci insegna a prendere per mano le nostre paure – che sono una parte di noi, ma noi non siamo le nostre paure -: la paura verso gli altri, la paura per i violenti. Sono entrambe paure ataviche, che ognuno in qualche misura ha, e Gesù ne è consapevole (altrimenti non avrebbe insegnato nulla su questo tema). Non si deve mai temere l'altro per via della verità, nello specifico non si deve temere di annunciare il vangelo agli uomini: in un modo misterioso la verità sarà svelata. Non si deve temere la violenza fisica, coloro che posso arrivare ad uccidere il corpo, perché non sarà mai possibile uccidere la verità, se non attraverso la menzogna. Si potrà essere spogliati di tutto, ma non di quel granello di verità portato nell'anima, sentito, in fondo mai compreso. È bene non sprecare il dono della vita ripiegandosi sulle paure.

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