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State attenti a voi stessi, che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso

Con la prima domenica d'avvento si apre anche il nuovo anno liturgico; per questo motivo, si conclude la lettura del vangelo secondo Marco ed inizia la lettura di quello secondo Luca
Dal blog di Alessandro Anderle - 02 dicembre 2018 - 14:29

Lc 21,25-28.34-36 [In quel tempo] Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».

 

Con la prima domenica d'avvento si apre anche il nuovo anno liturgico; per questo motivo, si conclude la lettura del vangelo secondo Marco ed inizia la lettura di quello secondo Luca. La narrazione lucana proviene da ambito ellenistico, e si propone di comporre (per blocchi) alcune fonti possedute dal redattore. In primo luogo, la base narrativa viene ripresa da Marco, integrato da una fonte (Q) mai ritrovata per la parte dottrinale – ciò vale anche per il vangelo matteano. Il materiale proprio di Luca proviene con buona probabilità dalla/e sua/e comunità di riferimento, da tradizioni scritte ed orali.

 

Ma qual'è il messaggio di fondo del terzo vangelo? Luca si propone di voler scrivere con ordine «un racconto degli avvenimenti che si sono compiuti tra di noi» (1,1): il narratore/redattore si propone di mettere ordine ad una pluralità di materiali in possesso delle prime comunità cristiane per comporre la “storia” degli eventi salvifici avvenuti per opera di Gesù. La figura di Gesù, spesso spogliata dei suoi tratti “patetici” - lontani dalla mentalità greca sull' “uomo perfetto” -, viene presentata come il centro della storia, l'incarnazione dell'amore di Dio. Gesù è  misericordia, viscere e utero del Padre - secondo la tradizione ebraica -, che cammina.

 

Per entrare nel merito della lettura di oggi, si può notare che il brano – pur essendo una composizione di versetti non conseguenti – mantiene una certa unità letteraria, basata su ciò che avverrà nei tempi ultimi. La profezia del “Figlio dell'uomo” è già stata esaminata, basti ricordare il collegamento con il settimo capitolo del libro del profeta Daniele, ove in una visione Dio consegna regno e potere ad uno “simile ad un figlio l'uomo”. Il tempo ultimo sarà caratterizzato proprio dall'avvento finale del Regno, mostrato ed “aperto” da Gesù durante la sua vita terrena.

 

Ciò che, invero, sembra interessante notare, è la parte in cui Gesù invita i discepoli ad essere sempre vigili: «state attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso». Se da un lato questa ammonizione è chiaramente rivolta da Luca alle sue comunità, le quali cominciavano a notare un certo ritardo – se così si può dire – nel ritorno del Signore; dall'altro sembra esprimere una profonda verità sulla dimensione della fede.

 

A che cosa si deve porre attenzione? «State attenti a voi stessi». Vale a dire: non è l'altro (il prossimo) da cui ci si deve guardare, ma da se stessi. Non è l'altro che fa perdere la fede (fede che, per altro, non è un soprammobile che, una volta acquistato – oppure acquisito – lo si possiede per sempre); la fede si può perdere seguendo il proprio ego, e non interrogando la fede stessa. Il proprio ego, ciò che zittisce un Sè che strutturalmente patisce, è ciò che porta a desiderare il superfluo, oppure a far cessare del tutto la dimensione sana del desiderio profondo, anelito di giustizia autentica e, forse, di Amore assoluto.

 

Questa attenzione verso una forma di perversione del desiderio – ad esempio nel desiderio di morte, chiusura alla speranza -, il quale potrebbe essere in ultima analisi la dimensione autentica del peccato, questa attenzione deve essere costante. Ciò non perché si debba vivere nell'angoscia dell'avvento di quel momento, piuttosto è l'attesa “presentificata” di quel momento a tenere aperto l'uscio della speranza, sostegno primo della vita. Le parole «sarò con voi fino alla fine del mondo» dovrebbero essere prese sul serio, così che quel giorno non «piombi addosso all'improvviso».

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