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Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: ''Se vuoi, puoi purificarmi!''

Il fatto che Gesù "ebbe compassione" del lebbroso sottolinea, certamente, la sua umanità. Tuttavia, in alcuni manoscritti, si trova una versione leggermente diversa: "Adiratosi, tese la mano, lo toccò e gli disse: ”Lo voglio, sii purificato!”''
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Di Alessandro Anderle - 13 febbraio 2021

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mc 1,40-45 [In quel tempo] venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

Nella tradizione giudaica, le malattie venivano collegate direttamente al castigo divino e, in quest'ottica, la lebbra rappresentava “il” castigo divino. Nella Torah (Lv 13,45-46) viene descritto come il lebbroso dovesse essere estromesso dalla società, cioè “scomunicato”, a causa del carattere contagioso della lebbra. Ogni qual volta un lebbroso avesse visto avvicinarglisi qualcuno, egli avrebbe dovuto gridare «Impuro! Impuro!» per avvertire della propria presenza. Ogni forma di contatto umano, ogni rito di comunione, gli veniva precluso. Di fatto, un lebbroso era ritenuto già un corpo morto.

 

Il lebbroso si avvicinò a Gesù senza avvertirlo della propria venuta e della sua condizione, gli chiese, solamente, di guarirlo, purificarlo. E Gesù così fece, lasciando che il Padre lo guarisse: «Lo voglio, sii purificato!», non «lo voglio, ti purifico!».

 

Il fatto che Gesù «ebbe compassione» del lebbroso sottolinea, certamente, la sua umanità. Tuttavia, in alcuni manoscritti, si trova una versione leggermente diversa: «Adiratosi, tese la mano, lo toccò e gli disse: ”Lo voglio, sii purificato!”». Il fatto che Gesù si adiri – non è ancora chiaro se a causa della trasgressione alla Torah del lebbroso, oppure a causa della sua stessa condizione – aumenta in modo molto efficace la “carica umana” di Cristo.

 

Gesù, in osservanza della Torah, dice al lebbroso mondato di recarsi da un sacerdote (Lv 14) – unica figura che poteva riconoscere ufficialmente la guarigione e riammettere lo “scomunicato”. In modo fortemente autoritario intima il silenzio a colui che era stato sanato: Gesù non vuole essere riconosciuto per uno che fa miracoli.

 

L'evangelista descrive il grande successo che attornia Gesù e i suoi discepoli, nonostante il suo essere scostante, la sua necessità di fare e di dire senza fraintendimenti, in verità. Tutti cercavano Gesù – come nella lettura della scorsa settimana (Mc 1, 35-39) – ma lui non c'era, era «fuori, in luoghi deserti». Era solo, «e venivano da lui da ogni parte».

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