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Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore

La seconda domenica di Avvento la chiesa cattolica è solita leggere un brano dedicato a Giovanni il battista, quello scelto per quest'anno liturgico è tratto dal vangelo secondo Matteo
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Di Alessandro Anderle - 07 dicembre 2019

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 3,1-12 [In quei giorni] venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!". Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile".

 

La seconda domenica di Avvento la chiesa cattolica è solita leggere un brano dedicato a Giovanni il battista, quello scelto per quest'anno liturgico è tratto dal vangelo secondo Matteo. A differenza di Marco, Matteo pone la predicazione del profeta Giovanni prima della nascita di Gesù: un segno per confermare che Gesù («colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco») è il Messia – dalla cui traduzione greca deriva il “titolo” Cristo.

 

Secondo la tradizione giudaica prima dell'arrivo del Messia, il quale avrebbe instaurato il Regno dei cieli, sarebbe dovuto tornare il profeta Elia, il quale nella “Bibbia ebraica” viene descritto come “molto peloso”, ed utilizzava come fonte di nutrimento solamente cavallette e miele selvatico – cibi ritenuti particolarmente puri. Ed ecco che Giovanni il battista viene descritto in modo molto simile, a testimoniare che egli effettivamente è il “nuovo” Elia: la profezia viene così adempiuta.

 

Il battesimo operato da Giovanni non è ovviamente da intendersi come il battesimo “in Cristo”, ma come un atto – potente – di conversione; ed in definitiva anche di rinascita. La conversione è un cambiamento nel cuore, ed è molto interessante vedere come, secondo la descrizione dell'evangelista, ciò accada in seguito ad una confessione. La vera confessione non è una pratica adottata dalle autorità per tenere sotto controllo il popolo. La vera confessione è la capacità di dire prima di tutto a se stessi, e poi anche agli altri, ciò per cui si prova rimorso, ciò che non lascia dormire, i pensieri che cadono dentro come pioggia di ghiaccio. Saperli “dire” è già un modo per abbracciarli, per accettare anche le parti di noi stessi con le quali solitamente combattiamo. Il cambiamento del cuore, la conversione, non può altro che partire da qui, per poi passare per un rito – come quello dell'immersione in acqua, ritorno al grembo materno – che porti ad una nuova nascita.

 

Ciò, però, non ha effetto se non viene fatto con reale aderenza del cuore, come accadde per filistei e sadducei. Questi, pur non volendo una reale conversione, un reale superamento, cercarono di praticare il rito. La risposta di Giovanni è perentoria: non basta dirsi figli di Abramo (o di Cristo), ma si deve fare un frutto di conversione. E come un frutto la conversione matura lentamente, e nasce da un fiore.

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