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''Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo'', una società si fa comunità solamente nello sforzo di inclusione, nell'auto-superamento delle proprie barriere

Dopo aver dichiarato beati, rispettivamente, i poveri di spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati, i misericordiosi, i puri di cuore, i portatori di pace ed i perseguitati nel Suo nome, Gesù cerca di mostrare, attraverso le sue parole, ciò che questi “beati” rappresentano per il mondo: il sale e la luce della terra
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Di Alessandro Anderle - 08 febbraio 2020

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 5,13-16 [In quel tempo] Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".

 

La porzione del vangelo secondo Matteo letto questa domenica si ricollega direttamente al brano precedente, il “discorso della montagna”. Gesù è qui presentato nella sua figura di Rabbì, Maestro, che insegna ai propri discepoli. Due annotazioni: il fatto che il Rabbì si sieda per parlare non era cosa comune al tempo – solitamente il maestro stava sempre in piedi; ed il luogo: la salita sul monte richiama certamente la figura del Profeta Mosè, altresì la montagna, in generale, era vista come un luogo sacro, in cui il mistero divino “si apre” al mondo.

 

Dopo aver dichiarato beati, rispettivamente, i poveri di spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati, i misericordiosi, i puri di cuore, i portatori di pace ed i perseguitati nel Suo nome, Gesù cerca di mostrare, attraverso le sue parole, ciò che questi “beati” rappresentano per il mondo: il sale e la luce della terra. Il sale era un elemento essenziale – e molto prezioso – per l'insaporimento e la conservazione dei cibi, mentre la luce, oltre ad essere una metafora ricorrente – si pensi, ad esempio, al vangelo secondo Giovanni - rappresenta l'elemento positivo in un'ottica di dualismo con l'oscurità, le tenebre.

 

Gesù afferma che ciò che conferisce sapore alla terra, ciò che la rende un luogo vivo, in perenne fermento, sono proprio i poveri, gli afflitti, i portatori di pace. Coloro che vivono ai margini della società, sono anche coloro che la stimolano al cambiamento – positivo in questo caso - sono coloro la cui presenza interpella l'altro uomo, richiamandolo ad un maggior grado di giustizia sociale. Una società si fa comunità solamente nello sforzo di inclusione, nell'auto-superamento delle proprie barriere. In un epoca in cui si parla, in cui Papa Francesco parla di “cultura dello scarto” queste parole di Gesù risultano ancora fortemente profetiche.

 

La seconda similitudine è incentrata su di un altro concetto: la necessità del discepolo di “mostrare” la propria fede attraverso il proprio modo di vivere. La luce, la Verità e l'Amore vanno mostrati, va indicata la via verso la piena realizzazione del Regno di Dio qui ed ora. Gesù, qui, mostra la necessità di mostrarsi, di venire allo scoperto, non è sufficiente la fede privata, la preghiera incessante nel buio di una stanza chiusa.

 

Ne va direttamente della “credibilità” del Padre: la sua giustizia, la sua misericordia, il suo Amoree la sua Verità – si mostrano al mondo solamente grazie alla giustizia, alla misericordia e all'Amore praticati da chi ripone in Lui la propria fiducia. Buio ed insapore sarà quel mondo in cui la presenza del Padre sarà percepita come assenza per l'inazione degli uomini, soprattutto di quegli uomini che si professano suoi seguaci.

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