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Anche in Trentino è dilagata la moda della "Sala polifunzionale", aggettivo pomposo per dire di una cosa a mezzo servizio. E chi ha pagato il conto?

DAL BLOG
Di Andrea Castelli - 25 febbraio 2024

Attore professionista, autore e doppiatore

Fu negli anni Ottanta che dilagò pure da noi, ex isola felice, la deprecabile moda della cosiddetta “Sala Polifunzionale”. Aggettivo pomposo per dire di una cosa a mezzo servizio. Consisteva (e purtroppo consiste) in un’elegante spazio con moquette e sedili ergonomici, illuminazione con faretti stilosi, pedanina laccata o moquettata, graniglia pepesale su per i muri, soffitti con travatura a vista e altri fronzoli costosi. Quando certi architetti vogliono passare alla storia fanno anche di più.

 

Invaghiti dalla modernità tanti centri del nostro bel Trentino, ex isola felice, abbatterono i vecchi teatrini parrocchiali e innalzarono questi templi alla divinità del Nulla eterno. Noi ne abbiamo un esempio clamoroso a Trento, quando il teatro Nuovo di via Madruzzo, quello dell’oratorio del Duomo per capirci, che era un signor teatro con tanto di torre scenica, graticcio, passerelle e carrucole, secondo solo al teatro Sociale, fu abbattuto dalla Curia per farne un centro con sale e salette da affittare (naturalmente), ivi compresa una sala polivalente lussuosa con pedanina per riunioni, meetings e convention di un certo livello.

 

Insomma le ampie vedute.

 

Ora, mentre in teatro si può fare di tutto (la stagione teatrale, il cinema, la musica dal vivo, il balletto, la castagnata dei pompieri, il coro di montagna, la serata di diapositive, l’assemblea della Cassa Rurale e il dibattito con Pinco Pallino) nella sala che di funzionale ha ben poco si possono fare, bene, e sottolineo bene, solo alcune delle ultime cose sopra elencate. Qualcuno più tardi grattandosi la testa fece l’amara scoperta: la sala polifunzionale esisteva già da millenni e si chiamava teatro! Ops..!

 

I poveri teatri abbattuti sarebbero diventati dei gioielli con i soldi di queste sale aerospaziali dove in alcuni casi si scoprì anche che ci pioveva dentro. Follia o insipienza del committente? In alcuni centri del nostro bel Trentino, ex isola felice, nello spazio del bel teatrino demolito si eresse anche un Supermarket dove si trovano pure i kiwi del Sudafrica, gli stessi che potevi ammirare nell’orto di là della strada.

 

Qui però sarebbe d’obbligo una distinzione tra chi accettò la dittatura della sala polifunzy ingenuamente e chi invece strizzò l’occhietto alla pecunia. I centri turistici, ovvio, erano avvantaggiati dalla sala polifunzy in quanto un grande spazio, finemente arredato, lo si riteneva più adatto, che ne so, alla premiazione del campione di passaggio, alla squadra di calcio in ritiro, alla fiera della grappa o a quella delle mutande da corsa. Insomma: ai fiori all’occhiello del nostro turismo attuale da ex isola felice. Teatro chi? Non si poteva lasciarlo dov’era il povero glorioso teatro del nonno e fare la sala da un’altra parte?

 

No, perché, dissero, nella sala polifunzy ci puoi fare anche la stagione teatrale per quei pochi romantici e radical chic che ancora ci credono. Ho visto in quelle sale cose che voi umani…anche nel nostro bel Trentino, ex isola felice, ho visto corbellerie a volte esilaranti, altre patetiche, con scenografie che non si possono montare per carenza di spazio, sipario che non c’è, impianto elettrico da camera da letto, fari che appena accesi mandano in black out tutto il circondario, bestemmie dei macchinisti, manovre dei camionisti con moccoli che salgono al cielo e attori tristi costretti a recitare solo di profilo come nei geroglifici del museo egizio. E alle proteste gli incaricati sono bravi a fare le mummie. Sembra chiaro, dunque, che chi organizza le stagioni teatrali dovrebbe evitare posti simili, mancanti di ogni requisito base per agire teatralmente, o sbaglio?

 

Sbaglio. Il mistero è tra di noi.

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