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Giustizia in Regione, standard di efficienza ormai acquisiti. Ma sul carcere il bilancio non è positivo

Il 2016 si è chiuso con il conseguimento di un risultato storico, l’approvazione della delega delle funzioni riguardanti l’attività amministrativa e organizzativa di supporto agli uffici giudiziari. La nostra politica sappia farsi carico di questa grande responsabilità
DAL BLOG
Di Andrea de Bertolini - 28 gennaio 2017

Avvocato, è presidente del Consiglio dell'Ordine di Trento

Il 2016 dimostra i consueti standard di efficienza ormai acquisiti. Assenza sostanziale di arretrato e ragionevole durata dei processi, per la giustizia penale e per quella civile, come connotati fisiognomici, di certa riconoscibilità per il nostro sistema Giustizia. Un risultato invidiabile perché obiettivo, ottenuto anche grazie al contributo dell’Avvocatura trentina che vede nelle procedure alternative alla definizione del contenzioso un importante modello di composizione delle liti.

 

La risposta che, questa Giurisdizione, nelle sue componenti – compresa quella di Magistratura Onoraria, anche di Pace, e di funzionari amministrativi – sa ed è in grado di dare al Cittadino, è rassicurante e si pone come indubbio fattore determinante la qualità della vita che ci è riconosciuta. Qualità della vita che, tuttavia, e ritengo a ragione, parte della comunità trentina percepisce oggi come peggiorata.

 

Maggior insicurezza sociale, coerente a evidenze che non possono non esser colte da chi vive qui da molti anni. E tuttavia, non ritengo ciò dipenda da inefficienze del sistema giustizia; piuttosto vi è la necessità di una migliore pianificazione del controllo del territorio. Non trascuro o ignoro le obiettive difficoltà che condizionano, anche in questa Regione, chi opera ogni giorno, ma è certamente importante un momento di riflessione per evitare che, contingenze quotidiane, se non arginate, generino tensioni sociali che, ove innescate, diverrebbero di difficile composizione.

 

Nota a parte per situazione carceraria. Il bilancio non è positivo. Permangono le criticità che evidenziavo un anno fa. Immutata la situazione bolzanina. Non è migliorata quella trentina. È imprescindibile un fermo, deciso, richiamo agli Organi competenti.  

 

Non possiamo far naufragare lo sforzo “per” una concreta funzione rieducativa della pena, reso dalla Provincia Autonoma di Trento, da Governo e Parlamento anche rispetto al disumano dramma del sovraffollamento, lasciando che il Carcere, non per un vezzo in Via Beccaria, sia, per la “società dei giusti”, un luogo di oblio, e, per i condannati, un luogo in cui “si resta passando”, marchiati dallo stigma sociale indelebile dell’ex detenuto.

 

Anche solo il dubbio di maltrattamenti; anche un solo suicidio sono, per ciascuno di noi, inaccettabili sconfitte. Oggettivamente intollerabili.

 

E tuttavia, il 2016 si è chiuso per il nostro territorio con il conseguimento di un risultato importante. Storico. L’approvazione, del decreto legislativo di attuazione dello statuto speciale, con la delega alla Regione delle funzioni riguardanti l’attività amministrativa e organizzativa di supporto agli uffici giudiziari.

 

Da parte dell’Avvocatura un plauso a chi ha operato con impegno e dedizione al perseguimento di questo obiettivo. Un risultato che consolida l’autonomia di una Regione di confine e frontiera, riconosciuta, al netto dei drammatici accadimenti del novecento, come secolare enclave di convivenza territoriale e politica.

 

L’augurio è che la nostra politica sappia farsi carico di questa grande responsabilità e attenda, con un criterio di gestione oculata della spesa pubblica, alle aspettative di noi tutti per migliorare ancor più un sistema giustizia, sancito, con questa delega, nelle sue efficienze anche grazie ad una geografia giudiziaria ancorata ad un’imprescindibile prossimità al cittadino e alle comunità provinciali.

 

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