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Pensate ad una superficie sudicia, unta, incrostata: da dove arriva la parola "grép"?

Più letterario di quanto si possa pensare. Il professore Azzolini, nel 1836, parla del "grép sulla testa delle creature", riferendosi alla crosta lattea. Ma c'entra pure il vino che sorseggiate tra una chiacchiera e l'altra al bancone del bar
DAL BLOG
Di Arianna Viesi - 09 novembre 2019

Grép dicesi di sporco, unto, sudiciume. Nel "Vocabolario Vernacolo-Italiano pei distretti roveretano e trentino del professore Giambattista Azzolini (1777-1853)", edito nel 1976 -  e che costituisce la prima edizione integrale del manoscritto ultimato a Lizzana nel 1836 - alla voce grép si legge "gromma (ndr. incrostazione lasciata dal vino sulle pareti delle botti), grummatartaro, parlandosi di bottisudiciumelordura, parlando della materia lorda sulla pelle".

 

Insomma, pensate ad una superficie sudicia, unta, incrostata. Ecco, quella cosa lì, che vi fa storcere il naso, è il tanto vituperato grép. Tanto che, lo stesso Azzolini, portando l'esempio della parola in un contesto tipo, scrive (cito testualmente): "Grép sulla testa delle creature". Parla, insomma, della crosta lattea dei neonati. Ecco, il grép è più o meno (anche) quella cosa lì.

 

Nel "Vocabolario Trentino-Italiano" di Vittore Ricci se ne dà una definizione ancor più dettagliata: "sudiciume, untume; sudiciume untuoso loia (della persona spec. sul collo, sul bàvero de' vestiti e sulla biancheria); sudiciume spec. terroso o polveroso roccia (delle stanze, della testa, delle mani, del cacio, della pipa). Grép della bot - grumma (anche della pipa), tàrtaroAver su 'l grep alt en dé - esser molto sudicio, sudicissimo, aver la loia".

 

In entrambi i testi, insomma, compaiono le botti. Che c'entrano le botti con lo sporco? C'entrano perché, a quanto pare, l'ipotesi più plausibile pare quella che fa risalire la voce all'italiano "greppo". "Greppo", anticamente anche al femminile "greppa", è una parola desueta, relegata sostanzialmente all'ambito letterario. Indica il fianco brullo, ripido di un'altura o la sponda rialzata di una strada di campagna o di un fosso. Indica un bordo, insomma. E, trattandosi del bordo di un'altura o di un fosso, un bordo "incrostato", fangoso. Così la pensa l'Azzolini che, nel prendere in considerazione la voce, scrive "tratto forse da greppo per similitudine significando questo il cigliare della fossa, sì come il nostro grép rappresenta come il cigliare della pelle e della botte". Tradotto: dal momento che "greppo", in italiano, indica il bordo di una fossa fangosa, per similitudine, grép indica il bordo della botte. Infine, perdendo la connessione con il bordo, passa ad indicare semplicemente le incrostazioni e, quindi, tutto ciò che con queste incrostazioni ha attinenza: sporco, unto, sudicio e chi più ne ha più ne metta.

 

Quanto a "greppo", probabilmente, si tratta di una forma preromana. E si andrebbe troppo indietro allontanandosi, in fondo, dal motivo per cui questa rubrìca è nata: capire le parole che usiamo e capire, soprattutto, perché usiamo proprio queste parole.

 

Quindi "traducetela" come vi pare e, quando la usate, mi raccomando, pensate ai fossati, alle botti e alla crosta lattea dei neonati. Mica male, 'sto grép.

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