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E se finalmente in città cambiassimo musica?

Norme dementi, rigidità, giaculatorie sulla Trento turistica, aperta e attenta ai giovani ma scarsa capacità di affrontare il tema dei locali dove si suona con un taglio culturale anziché tecnico. Un problema che si trascina da sempre con soluzioni pasticciate, frustrazioni e scarso coraggio da tutte le parti. Alla Bookique propongono dieci punti per i "live". Un decalogo da non cestinare
Dal blog di Carmine Ragozzino - 01 luglio 2019 - 16:50

Se ne parla da sempre. Si conclude poco. Da sempre. Frustrazioni per chi suona. Regole disarmanti per chi vuol far suonare: dentro e fuori i locali. In inverno, in estate e nelle mezze stagioni. Delusioni per chi vorrebbe – non necessariamente da giovane – una città meno silenziosa. Anzi, silenziata.

 

Eh sì, il tema della musica dal vivo nelle sere cittadine del centro (ma non è che in periferia siano rose e fiori) è un dilemma. Di non facile soluzione. Non si parla dell’offerta ricca e canonica degli eventi, dei festival e della notte bianca “semel in anno”. Si parla di quotidianità, precisando che è una quotidianità di aspettative più forte e visibili nel mezzo della settimana (universitaria).

 

Sui piatti della bilancia pesano esigenze agli antipodi: c’è la voglia, non certo solo universitaria, di tirar tardi e c’è – uguale e contrario - il diritto alla quiete di chi abita le zone di affollata aggregazione. La mediazione è complicata. Ma forse non sarebbe una mediazione impossibile se gli uni tenessero conto dei desiderata degli altri. E se il Comune facesse la sua parte con intelligenza.

 

Per arrivare finalmente a qualche scelta meno pasticciata e ipocrita rispetto a quelle fin qui effettuate dall’amministrazione comunale bisognerebbe probabilmente cambiare radicalmente l’approccio. La questione non è tecnica. E' culturale.

 

Trento è città universitaria di nome o anche di fatto? Gli universitari sono una risorsa finché arricchiscono chi affitta (non sempre in chiaro) gli appartamenti ma diventano un rumoroso fastidio quando escono da case e biblioteche per vivere in gruppo un po’ di allegria prima del precariato? Trento è una città turistica? Lo è solo nei registri degli alberghi e nel gongolare di chi vende ospitalità? La vitalità del dopo cena è un parametro turistico oppure no?

 

Trento è una città per giovani? E allora perché quando gli interroghi – se mai li interroghi – i giovani non fanno salti di gioia? La loro prima, spontanea, definizione riferita alla città è “la bella addormentata”.

 

Se il Comune – il sindaco e la giunta, seppur non tutta –  imponessero a sé stessi e a Trento un salto di qualità in un dibattito denso di retorica ma scarso di coraggio creativo forse si riuscirebbe a combinare qualcosa di meglio. Ma in Comune – su questo argomento – solo  carta canta. E canta spesso stridulo e stonata. La carta è quella dei regolamenti varati nel passato con iperbolica ignoranza di una materia che richiederebbe curiosità, sensibilità e passione e che invece è stata affrontata alzando barricate burocratiche, complicanze autorizzative, limiti che diventano Vangelo per controllori ignari della differenza tra volume e musica.

 

Basterebbe un accenno agli ostacoli che Trento pone ai “buskers” nazionali ed esteri – i musicisti di strada che altrove sono quasi scritturati dalle amministrazioni appena più lungimiranti della nostra – per chiudere con un “vaffa” ogni discorso.

 

A Trento, infatti, hanno perfino inventato i “luoghi deputati” ad una musica di strada che per definizione è nomade. E nella mappa dell’assurdo era finito – tanto per dire – perfino quel “Lavaman del sindaco”. È ben vero che chi suona “gasa” sé stesso e, se è bravo, chi lo ascolta. Ma gasarsi di smog delle auto è altra cosa.

Di stupidata in stupidata, di promessa dal naso lungo in promessa dal naso lungo, il Comune non ha finora indicato una sua strategia per la movida – (termine tanto abusato quanto scemo se è vero che tra Trento e Barcellona c’è di mezzo un  mondo) – che provi a mettere in campo tanto libertà quanto responsabilità.

 

Va sostenuta la libertà di divertirsi ma va impedito lo schiamazzo per strada oltre misura oraria e oltre decenza: quello non è libertà. Va sollecitata, facilitata, la libertà di proporre animazione nei locali del centro ma è ora di far chiarezza anche tra bar e pub: ridurre l’offerta ai dj set perché così si spilla più birra e si produce più ghiaccio per allungare gli spritz è redditizio ma non sempre un buon servizio alla musica.  A chi fa musica - anche quella meno popolare e sempliciotta - in funzione della musica e non del registratore di cassa di chi lo ospita.

 

Ecco, quando si parla di responsabilità gli interlocutori sono multipli: i gestori ma anche chi frequenta i loro locali, le organizzazioni del commercio ma anche quelle degli studenti e perfino le forze dell’ordine cui non va chiesto di chiudere occhi ma nemmeno di vedere il male anche quando non c’è.  Non ci si scappa. L’assessore al commercio –Stanchina – pare ci stia provando da tempo (e non senza ostacoli anche in Comune), con una fitta serie di incontri Vorrebbe portare presto ad un regolamento né più lasco né più rigido (ci mancherebbe) ma semplicemente più realistico e finalmente coerente con le giaculatorie che magnificano la città turistica, dei giovani, viva e accogliente.

 

L’assessore alla cultura – Bungaro – avrà di sicuro anche lui qualche idea: è un musicista, gli dovrebbe venire più facile. Ma fino ad ora le idee di Bungaro non si conoscono, né si conosce il metodo con cui le confronta (e con chi). Saremo solo distratti. Per altro anche l’assessore alla cultura è chiamato a varare un regolamento: ovviamente “culturale”. Ma allora che ci vuole ad intrecciare – pubblicamente – il lavoro dei due assessori? Sindaco, batti un colpo. Dai.

 

Intanto - per fortuna - i colpi li batte chi “fa”. E che “fa” nonostante norme che consigliano ad alzare bandiera bianca. Alla Bookique – locale con largo e quasi mai problematico uso di spettacolo al parco della Predara – hanno varato un “decalogo per la musica dal vivo”. Sono proposte concrete, elaborate da Marco Rosi confrontandosi con chi suona e chi fa suonare. Le hanno presentate sabato. “Da qui in avanti – promettono alla Bookique – cercheremo di portarle avanti in diverse sedi diverse sedi per migliorare l'attenzione e le opportunità di chi vuole fare, organizzare, ascoltare musica live nella nostra città. 

 

Le proposte? Eccole. Senza cambiare una riga perché sono serie.

1. Estendere la possibilità di suonare all'interno dei locali fino alle 1 di notte, e fino a mezzanotte all'esterno, durante la stagione estiva
2. Estendere il numero dei permessi possibili per locale da 8 mensili a 10 mensili (da 4 a 6 per l'estate), con un rapporto 60/40% tra musica live e dj set
3. Sistema di incentivi per l'insonorizzazione dei locali che propongono musica dal vivo
4. Possibilità di fare dei permessi annuali per la musica dal vivo e non trimestrali (come ora), possibilità di comunicare modifiche al calendario in maniera più snella
5. Coordinamento/sportello unico tra servizio ambiente del Comune di Trento e Polizia Amministrativa provinciale
6. Iniziativa istituzionale di un mercoledì live cittadino al mese, dove poter suonare solo musica dal vivo fino a mezzanotte, coordinando spettacoli e orari in modo da avvicinare città e musica, mescolando cittadini, studenti, musicisti, generazioni...
7. Elaborazione e finanziamento di bandi aperti a tutti, privati, associazioni, imprese destinati alla valorizzazione dell'esecuzione e della fruizione della musica live in città
8. Creazione di una filiera tra strutture, luoghi, organizzazioni, musicisti che propongono musica dal vivo, riconoscendone identità e differenze, coordinandone gli intenti e le azioni verso un obiettivo di qualità
9. Festival "TrentoSuona", all'interno del quale dove i gruppi del territorio possono presentarsi ad etichette e booking nazionali.
10. Riconoscimento ufficiale di LEA e convenzioni Comune-SIAE rispetto agli eventi live.

 

Qualcuno in Comune le prenderà in considerazione? Il Dolomiti attende.

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