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Gardin, Molinari, Leonardi e Di Gregorio prendono le distanze da 'Ripartenza Spettacolo Trentino'. Il responsabile? Sarebbe Ago Carollo

A due giorni da un’uscita, tanto improvvida quanto astrusa sul “come” le istituzioni dovrebbero aiutare un settore in grave crisi qual è quello di chi fa e promuove spettacolo, alcuni degli otto firmatari della proposta prendono le distanze. Distanti da quanto è stato pubblicato. Distanti da sé stessi e pure dall’opera repentina di socializzazione delle loro idee. Una lettera che il dj avrebbe mandato senza chiedere conferma, con tanto di firme in calce. Una lettera che, però, qualcuno condivideva anche sui suoi social ma che oggi disconosce
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 22 maggio 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

L’errore ci dona semplicemente l’opportunità di diventare più intelligenti”. Lo diceva Henry Ford. Senza offesa, ai “professionisti” dello spettacolo, ai firmatari più o meno consapevoli del documento “Ripartenza Spettacolo Trentino” è consigliata la memorizzazione di questa metafora. Se invece non volessero rapportarsi a concetti “alti”, potrebbero virare su qualche detto più popular. Tipo: “Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”. O ancora: “Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare”. Si vedrà poi perché.

 

Capita un fatto curioso. A due giorni da un’uscita, tanto improvvida quanto astrusa sul “come” le istituzioni dovrebbero aiutare un settore in grave crisi qual è quello di chi fa e promuove spettacolo, alcuni degli otto firmatari della proposta prendono le distanze. Distanti da quanto è stato pubblicato. Distanti da sé stessi e pure dall’opera repentina di socializzazione delle loro idee: la posa dell’articolo, senza distinguo, ha riguardato subito alcuni canali social dei firmatari. Con imbarazzo e qualche buon etto di cenere sparsa in capo, alcuni si sono pubblicamente dissociati da quello che figura come un “loro scritto”. L’ottimo Fabio De Santi si è limitato a pubblicarlo sull’Adige. Un copia – incolla a prova di travisamento.

 

Il documento diffuso - e da quasi tutti adesso disconosciuto - è un Bignami dell’inaccettabile. Noi lo abbiamo titolato ieri “Mors tua vita mea”. Convinti come siamo che dall’emergenza che sta massacrando non solo economicamente i protagonisti del mondo culturale si possa uscire solo senza che qualcuno accampi più diritti di altri. Nel loro documento i “professionisti” andavano esattamente nella direzione opposta. E per non incappare in equivoci - che comunque non ci sono - riportiamo per esteso le richieste bislacche.

 

“Si chiede che la Provincia di Trento, i Comuni e gli enti pubblici del Trentino, il Centro Servizi Culturali Santa Chiara, la Trentino Marketing, le APT del Trentino per il 2020/2021 acquistino esclusivamente produzioni, spettacoli e servizi relativi dalle imprese trentine e dai professionisti trentini del settore. Si chiede che la Provincia di Trento, i Comuni e gli enti pubblici del Trentino, le istituzioni come la Fondazione Caritro, la Camera di Commercio  revochino i contributi per la cultura e lo spettacolo per il 2020/2021 assegnati a tutti i soggetti che non sono professionisti e non sono imprese (come associazioni culturali etc…) utilizzati per acquistare spettacoli da fuori provincia o per produzioni hobbistiche, e li usino per sostenere le attività dei professionisti e delle imprese trentine del settore”.

 

Egoismo, anacronismo e autarchia. Condita con non poca presunzione. Ecco la sintesi. I primi ad accorgersi della stupidaggine concettuale e del rischio harakiri che li minaccia sono stati Sonia Leonardi e Lucio Gardin. La storica organizzatrice di eventi si è voluta spiegare anche con noi dopo averlo immediatamente fatto con L’adige. La sua voce più delle sue parole ha dato la sensazione che “ci sia cascata”. Con maledizione dell’ingenuità. “Non ho mai detto – spiega la Leonardi - che bisogna togliere contributi alle associazioni che sono la linfa aggregativa, il motore del Trentino. Non sono per il togliere aiuti a chi giustamente li merita: credo solo che categorie fino ad oggi escluse vadano tenute in considerazione. Trovo alquanto incoerente anche imporre il coinvolgimento di artisti locali. Semmai proporli, ma solo se hanno qualità”.

 

Sì, registrato. Ma allora come mai la sua firma in calce ad un documento che dice l’opposto? “Agostino Carollo ha attivato una chat tra artisti e organizzatori. Di amici. Io ho ribadito subito che non ci stavo a richieste sbagliate e perfino autolesionistiche. Mai mi sarei aspettata di ritrovarle anche a mio nome sulla stampa”. Frittata fatta. Ci deve essere – c’è - un cuoco che chiede a tutti una ricetta ma poi cucina a modo suo. “Cucinando” anche i compagni di tavola. Di non differente tenore la dissociazione di Lucio Gardin: “Sono rimasto basito nel leggere i toni e soprattutto i contenuti della lettera riportante una firma che non ho mai posto”. E di lì l’elogio sperticato di quell’associazionismo culturale di territorio che a Gardin per altro commissiona spettacoli non raramente. E di lì l’elogio che Gardin rivolge al Centro Santa Chiara, che da poco lo annovera tra i consulenti, e che ha salvato le “sue” Vigiliane, seppur in forma striminzita.

 

Si, registrato, anche Gardin. Ma perché mai ha lasciato passare due giorni prima di togliere la firma che dice di non aver mai messo? “Ho avuto mille impegni, ve li elenco”: ci ha messaggiato. Nel sentirlo ci è venuto in mente il Belushi dei Blues Brothers che si giustifica tra invasione di cavallette e uragani con la morosa che gli punta un mitra. Difendere subito la propria onorabilità – (firma mai posta) – non comporterebbe forse una rivoluzione dell’agenda?

 

Anche Matteo Molinari, promoter di movida, dice di non aver mai “sottoscritto una lettera dove si chiede che vengano revocati i contributi alle associazioni locali”. Anche lui giura di lavorare per tutto il settore. Anche lui chiede “solo considerazione” ed esclusività per i trentini. E il concetto è chiaro ''come si cerca di invitare la comunità a usare Latte Trento - spiega - così si dovrebbe fare con gli artisti e il comparto culturale trentino''.

 

 

Enzo Di Gregorio Jr prova a buttarla sull’equivoco. Dissociandosi anche lui da quanto pubblicato (da lui stesso il 20 maggio sulla sua pagina Facebook con tanto di commento di Carollo). Peccato che quanto pubblicato è proprio quel che c’è scritto nella nota che porta anche la sua firma. “Proponevamo – dice Di Gregorio - solo di riconvertire i finanziamenti dati a chi compra spettacoli fuori Trentino, per far lavorare i trentini”. Impossibile fargli capire che trattasi di ipotesi assurda di regresso e confinamento culturale, che non vale nemmeno in tempi emergenziali.

 

De Gregorio però scombina qualche carta ai dissociati, (pure a sé stesso, dunque): “Quel documento alla fine era stato condiviso da tutti” butta lì quasi impaurito. Colpo di scena? Ricomincia la rumba dei “non c’ero ma se c’ero dormivo”? Boh.

Noi perfidi una soluzione del confuso rebus ce l’abbiamo. E la proponiamo senza timore.

 

 

Siamo di fronte all’ennesima “Carollata”. Lui, Ego - stino Carollo, dj polemista e quasi sempre fuori pista, pare sia redattore e mittente del comunicato: originale e non emendato. Lui è stato l’animatore della chat tra “professionisti”. Lui è quello che una volta pubblicato il comunicato senza distinguo si è distinto nella solerzia social al motto “Forza ragazzi, se rimaniamo uniti ce la possiamo fare”. Lui, Ego-Carollo, che taglia ogni accenno di buonsenso con l’accetta, che vede privilegiati ovunque non ci sia lui medesimo. Che si proporrebbe anche al posto di Mattarella visto che posto del Padreterno non è ancora alla sua portata. Se Carollo è così - perché è così - non c’è dissociazione postuma che tenga. Si rischia di passare per bipolari. Ecco perché forse torna utile l’inizio modificato di questo articolo: “Chi va con lo zoppo, poi non si lamenti”.

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