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Ci sono sempre più trentini soli e isolati, ma la comunità può essere un rimedio

Dal 28 settembre al 6 ottobre 2019 la Settimana dell’Accoglienza del Cnca Trentino parlerà di “Solitudini: Creare legami, costruire comunità”: idee, progetti, iniziative e reti per trovare risposte contro l’isolamento
DAL BLOG
Di Centro Astalli Trento - 14 settembre 2019

Per saperne di più su di noi, vienici a trovare nel nostro sito http://www.centroastallitrento.it/

di Angela Tognolini

 

Lo leggiamo sui giornali, ce ne parla la televisione. Secondo il rapporto Istat del 2018 otto milioni e mezzo di italiani vivono da soli. Una famiglia su tre è costituita da un singolo componente. Tre milioni di persone nel nostro paese dichiarano di non avere familiari o amici, né una rete di sostegno di alcun tipo. Sono soprattutto anziani, ma di essere così isolati capita a tutte le età. Il Trentino, purtroppo, non è un’isola felice. Nelle Province di Trento e Bolzano il dato coincide con quello nazionale. Ci sono tantissimi trentini e altoatesini soli e per accorgersene basta prestare attenzione. Li incontriamo al parco dove andiamo con il nostro cane, in strada, nella tromba delle scale del condominio.

 

Tante di queste persone sole sono migranti. Lontani dalle famiglie e dagli amici, intimoriti e incapaci di creare nuove relazioni in una realtà che li respinge. Ma tante di quelle persone sole sono italiane, trentine, siamo noi stessi insomma.Infatti, come spesso capita, i migranti sono solo un vetro magnificatore che mostra i nostri stessi problemi, in modo più esasperato. Usando le parole del Papa nel messaggio per la 150esima giornata mondiale del migrante e del rifugiato "non si tratta solo di migranti, si tratta anche delle nostre paure". I sondaggi e la nostra stessa esperienza ci dicono che la solitudine, così con tanti altri mali del nostro tempo, non è un problema degli stranieri ma di tutta la popolazione.

 

Ma quali sono le cause di questo isolamento? Sono tante e complesse. Da una parte c’è l’aumento dell’individualismo, la promozione di una società che vede il singolo come unico responsabile del proprio destino, e la comunità e la famiglia diventano di secondaria importanza rispetto al realizzare i propri desideri. Purtroppo, a prescindere dal risultato, a volte questo tentativo di realizzarsi senza badare agli altri ci porta a non avere più nessuno che badi a noi.

 

Altro elemento importante è la dimensione dell’odierna società globale, che ci fa sentire granelli di sabbia su una spiaggia troppo grande, incapaci di provare empatia per esseri umani che non conosciamo e che abitano dall’altra parte del nostro pianeta. Come fattore ulteriore viene spesso citata la pressione a dimostrarsi sempre capaci o adeguati. Nelle parole di Marta Tibaldi, docente di Psicologia interculturale a Siena, il mondo “richiede performance sempre più alte e di conseguenza è aumentata a dismisura la paura del giudizio altrui e il senso di inadeguatezza che produce come conseguenza proprio l’isolamento, il rifiuto della relazione”.

 

Un fattore centrale è senza dubbio il declino dei legami sociali come le forme di vicinato, di socialità urbana, di partecipazione in associazioni, gruppi di volontariato, sindacati e attività legate alle parrocchie. Eppure, i dati ci dicono che molte persone che si impegnano in questo genere di attività si dichiarano più soddisfatte della propria vita rispetto a chi non lo fa. Questo è soprattutto con l’avanzare dell’età. Come possiamo fare per combattere questa tendenza, per invertire il senso di marcia e uscire dalla solitudine e l’isolamento? Le risposte possono essere tante e personali, ma perché non partire dall’ultimo dato: le persone che fanno attività insieme sono meno sole e più felici.

 

E allora, se combattere l'individualismo, lo smarrimento dovuto a una società globale e la paura del giudizio altrui sembra un compito immane, perché non concentrarsi piuttosto sul ridare il giusto spazio alla collettività? Questo sarà il tema della quinta Settimana dell’Accoglienza, “Solitudini: Creare legami, costruire comunità”, promossa dalla federazione trentina del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza). Dal 28 settembre al 6 ottobre 2019 le associazioni e organizzazioni, gli operatori, i volontari e i cittadini creeranno uno spazio in cui costruire idee, progetti, iniziative, per promuovere e rafforzare reti e per trovare risposte contro isolamento e solitudine.

 

Chiunque fosse interessato, è invitato a partecipare alle numerose attività e agli eventi della Settimana, tutti organizzati e finanziati dalle realtà aderenti, se non per il prezioso contributo della Fondazione trentina per il Volontariato Sociale che sostiene i costi della stampa del materiale promozionale. Come si legge nel comunicato stampa del CNCA, il tema verrà trattato “con l’atteggiamento che da sempre ci caratterizza, quello dell’ascolto e della accoglienza. Perché il CNCA non sceglie chi accogliere ma sceglie di essere accogliente; non definisce criteri e classifiche di bisogno ma cerca di leggere e dare risposte ai bisogni dei soggetti più fragili, più in difficoltà, non costruisce graduatorie ma opera senza distinzioni, in base al criterio unico della solidarietà umana.”

 

Noi Centro Astalli Trento ci sentiamo rappresentati da queste parole perché pensiamo che l'accoglienza dell'altro non riguarda solo accogliere chi viene da lontano. Ancora con le parole del Papa, "non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno." Si tratta di combattere la solitudine, così come le altre paure del nostro tempo tutti insieme. Agli eventi della Settimana dell’Accoglienza tutti sono invitati perché tutti sono importanti: solo agendo fianco a fianco, ognuno per le sue competenze e le sue capacità, sarà possibile tessere una trama che rafforzi e crei nuovi spazi in cui vivere e crescere insieme come comunità.

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