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Dalla morte in mare di Samia alle parole di Greta. In marcia per le persone, in marcia per la Terra

La marcia “In cammino per la terra” partirà alle 18.30 del 3 ottobre per ricordare le vittime dell’immigrazione. Il Centro Astalli Trento ricorda che solo canali di ingresso regolari per chi fugge dalle violenze e un’accoglienza degna possono fermare le stragi e favorire un mondo che sia davvero a misura di ciascun essere umano
DAL BLOG
Di Centro Astalli Trento - 30 settembre 2019

Per saperne di più su di noi, vienici a trovare nel nostro sito http://www.centroastallitrento.it/

di Angela Tognolini

 

Il 3 Ottobre è la giornata Nazionale in Memoria delle Vittime dell'Immigrazione. Un momento istituito dal Parlamento Italiano per ricordare quelle migliaia di persone che hanno perso la vita negli ultimi anni cercando di attraversare il mar Mediterraneo.

 

Persone come Samia Yusuf Omar, nata in Somalia nel 1991. Malgrado il suo paese sia dilaniato da una guerra da più di trent’anni, Samia era una velocista. Ha corso i 100 metri ai campionati africani e poi alle olimpiadi di Pechino. Scappando da un paese in guerra da più di 30 anni, nel 2012 Samia ha viaggiato attraverso il nord Africa fino a prendere una barca dalla Libia. La sua barca è naufragata e Samia è annegata. Non ci sarà nessun’altra olimpiade per lei.

 

Negli ultimi quindici anni oltre 30mila persone come Samia sono morte nel tentativo di conquistare una nuova vita in Europa e il 60 per cento di loro resta senza nome. Trentamila è un numero immenso eppure sembra piccolo se comparato con i 70,8 milioni di profughi e rifugiati che ci sono nel mondo. La stragrande maggioranza di queste persone in fuga da conflitti o condizioni ambientali invivibili non riescono ad allontanarsi troppo dal loro paese di origine e devono cercare rifugio nei paesi che confinano con il loro: paesi poveri, con economie e strutture politiche fragili, che non possono offrirgli le garanzie di rispetto e accoglienza che potrebbe garantire l’occidente. Ma questo i paesi occidentali come l’Italia lo dimenticano, continuano a parlare di un’invasione di migranti, mentre ospitano solo il 16% dei rifugiati globali.

 

Come possiamo continuare a vivere in questa indifferenza? La risposta è che non possiamo. E non solo perché non è giusto. Ma anche perché, molto presto, sarà impossibile. Alzare muri, chiudere porti, varare leggi che discriminano e penalizzano chi non è un cittadino non è sufficiente a scoraggiare chi parte perché non ha più speranze. Oltre ai conflitti, le disparità di ricchezza e le persecuzioni religiose e politiche, c’è un’altra terribile forza che spinge i migranti a lasciare i loro paesi e si tratta della scarsità di risorse dovuta al cambiamento climatico. Con le parole dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel Corno d’Africa e nel Sahel le risorse sono una questione essenziale e “una combinazione di conflitti e perdita di mezzi di sussistenza dovuta a una diminuzione delle terre produttive e bestiame continua a causare lo sfollamento”. Si stima che entro il 2050 saranno almeno 143 milioni le persone costrette a spostarsi per ragioni legate al cambiamento climatico. Di questi oltre la metà - 86 milioni almeno - saranno in Africa Sub-sahariana, area che soffre ormai da decenni siccità e carestie ricorrenti, desertificazione e degrado del suolo.

 

È per questo che non possiamo più girare lo sguardo. È per questo che l’indifferenza non è più un’opzione. In molti casi sono le nostre stesse scelte produttive, quelle dei paesi occidentali che non vogliono accogliere i profughi, a creare le ragioni stesse della migrazione. È già così e sarà sempre di più così, giorno dopo giorno. Le risorse diminuiranno, la fame aumenterà e persone disperate compiranno viaggi sempre più ardui e pericolosi pur di avere una possibilità di sopravvivenza.

 

È per questo che siamo in marcia per la terra e per i naufraghi. Le nostre sorti sono inestricabilmente legate e non c’è modo di separarle. Ce lo ha ricordato anche Greta Thunberg nel suo discorso di fronte ai rappresentanti delle Nazioni Unite, nel quale ha detto loro “avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, e io sono tra i più fortunati. Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando”. Non possiamo cacciare queste persone. L’unica scelta che abbiamo è tra cambiare il nostro stile di vita e accogliere dignitosamente chi scappa da ciò che abbiamo causato oppure chiuderci ancora per qualche anno davanti alla realtà di cui ha parlato Greta accusando i nostri rappresentanti politici, aspettando che sia troppo tardi.

 

Il fato dei naufraghi è anche il nostro fato. Non possiamo non vedere che i diritti oggi negati a loro, sono diritti che un giorno potrebbero essere tolti anche a noi. Ogni volta che contravveniamo alla nostra Costituzione con leggi che condannano le persone alla morte in mare o alla tortura in Libia, indeboliamo quell’edificio di diritti che protegge anche noi, che ci proteggerà in futuro. Alcune misure del Decreto Sicurezza Bis ne sono una amara dimostrazione.

 

È per tutto questo che noi del Centro Astalli Trento, insieme alee altre realtà del CNCA, vi invitiamo alla Marcia del 3 ottobre “In cammino per la terra”, in partenza alla 18.30 da Piazza Santa Maria Maggiore. La marcia è libera e aperta a tutti coloro a cui sta a cuore la Terra e gli esseri umani che ci camminano sopra, che vogliono un mondo in cui la terra sia di tutti e responsabilità di tutti. Cammineremo in silenzio e si chiederà di non portare loghi, bandiere e cose simili; ma invitiamo calorosamente tutti coloro che desiderano partecipare a portare con sé un tessuto colorato.

 

In questa occasione, lanciamo anche la campagna “Io accolgo” per chiedere canali di ingresso regolari per chi fugge da guerre, carestie e persecuzioni, accoglienza degna e il contrasto tramite ogni mezzo di violenze e discriminazioni razziste e xenofobe.

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