Sei strumenti, sei timbri distinti, una visione condivisa: la Sala Filarmonica ospita l’Ensemble del Teatro Grande di Brescia

Analisi, recensioni, presentazioni delle grandi opere nella prestigiosa sala della Società Filarmonica di Trento
La Stagione dei Concerti 2026 della Fondazione Filarmonica Trento prosegue con un appuntamento cameristico di grande intensità: giovedì 19 marzo la Sala Filarmonica ospita l’Ensemble del Teatro Grande di Brescia, formazione che riunisce sei musicisti tra le personalità più interessanti e autorevoli della scena classica italiana (Qui info e biglietti).
Sei strumenti, sei timbri distinti, una visione condivisa: l’ensemble nasce dall’incontro di artisti attivi in importanti istituzioni orchestrali e cameristiche, capaci di trasformare ogni partitura in un racconto vivo. Il clarinettista Anton Dressler è noto per la versatilità e per l’approccio innovativo al repertorio, che lo porta a muoversi con naturalezza tra tradizione, contemporaneità e contaminazioni.
Accanto a lui Maria Elisa Aricò, primo corno del Teatro Regio di Torino, unisce precisione tecnica e calore sonoro in un equilibrio raro. Il violinista Marco Mandolini, spalla dei primi violini dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, intreccia il proprio suono con quello della violista Virginia Luca, Virginia Luca, membro stabile del Trio Quodlibet, e del violoncellista Paolo Bonomini, solista e camerista premiato in concorsi internazionali, tra cui il Bach di Lipsia. Completa la formazione Andrea Rebaudengo, pianista tra i più sensibili interpreti del repertorio cameristico e contemporaneo italiano.
Il programma mette a confronto due capolavori del Novecento europeo. Il Sestetto in Do maggiore op. 37 di Ernő Dohnányi, composto nel 1935, unisce slancio romantico e raffinatezza formale in una scrittura brillante e appassionata: dall’energia dell’Allegro iniziale alla cantabilità intensa dell’Intermezzo, fino al Finale vivace e giocoso, la partitura alterna lirismo e vitalità con straordinaria fluidità. Il Sestetto di Krzysztof Penderecki, scritto nel 2000, offre invece un linguaggio più essenziale e concentrato, dove la tensione timbrica e l’intreccio delle linee costruiscono un dialogo serrato tra gli strumenti, sospeso tra memoria e modernità.
"L’Ensemble del Teatro Grande di Brescia - commenta Alessandro Arnoldo, direttore artistico della Fondazione Filarmonica Trento - riunisce musicisti di altissimo profilo, capaci di coniugare esperienza orchestrale e sensibilità cameristica. Il confronto tra Dohnányi e Penderecki permette di attraversare il Novecento europeo con sguardi diversi, ma ugualmente intensi, restituendo al pubblico un’esperienza di ascolto compatta e coinvolgente".
Il prossimo appuntamento della Stagione è in programma mercoledì 25 marzo con il Quartetto Indaco – Eleonora Matsuno e Ida Di Vita al violino, Jamiang Santi alla viola, Cosimo Carovani al violoncello – protagonista di un programma che accosta il Quartetto in sol minore op. 10 di Claude Debussy, Isle of Voices di Cosimo Carovani e il Quartetto op. 59 n. 1 “Razumovsky” di Ludwig van Beethoven.
Primo ensemble italiano a vincere il Concorso Internazionale di Musica da Camera di Osaka, il Quartetto Indaco si è imposto per la qualità del suono e la coesione interpretativa, come sottolineato dalla critica internazionale. Attivo anche in progetti che intrecciano musica e temi contemporanei, il quartetto è stato ospite di istituzioni prestigiose, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia alla Wigmore Hall di Londra, confermandosi tra le realtà più dinamiche del panorama cameristico europeo.












