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Doping, il test su 2167 atleti: il 30-40% dichiara di averne fatto uso ma solo l'1-3% è stato beccato

Lo studio condotto dal professor Ulrich ha dimostrato come siano molti di più gli atleti che fanno uso di doping di quelli che vengono poi "pizzicati". L'unica soluzione? Spiegare sin da piccoli che effetti provocano queste sostanze e chi si va a finanziare
DAL BLOG
Di Livio Zerbini - 07 settembre 2017

Fsioterapista, preparatore atletico negli sport di squadra e consulente sport individuali (sci di fondo, ciclismo, atletica) sia per amatori che atleti professionisti.

La percezione che l’opinione pubblica ha sul fenomeno del doping nello sport è legata soprattutto ai casi che vengono riportati dai mass media. Dall’estate del 2016 all’estate di quest’anno solo per citare gli eventi più eclatanti ricordiamo: la squalifica della nazionale russa d’atletica, i casi doping nel ciclismo (l’olimpionico Sanchez prima della Vuelta Espana, il portoghese Cardoso prima del Tour de France, gli italiani Pirazzi e Ruffoni prima del Giro d’Italia) e i controversi casi dell’italiano Schwazer e della star norvegese dello sci di fondo Joaugh.

 

Ma la percezione che si ha del fenomeno doping rispecchia la reale situazione? A questa domanda hanno provato a rispondere il professor Ulrich e i suoi collaboratori, come si evince da una recente pubblicazione su Sport Medicine. Nel 2011 durante i campionati del mondo di atletica e durante i giochi pan-arabici il professor Ulrich e i suoi collaboratori hanno raccolto 2167 questionari in cui si chiedeva agli atleti se avessero fatto o meno uso di sostanze dopanti nei mesi precedenti queste due manifestazioni.

 

Gli scienziati hanno usato un particolare metodo statistico (metodo della risposta randomizzata) per far in modo che i questionari fossero anonimi e gli atleti potessero rispondere in totale libertà senza paura di conseguenze negative per la loro carriera. I risultati dei questionari sono stati poi paragonati ai risultati dei normali test antidoping condotti su sangue e urine. Quello che emerge è un quadro abbastanza desolante per il sistema antidoping classico, in quanto se dai questionari emergeva che il 30-40% degli atleti affermava di aver fatto uso di sostanze dopanti nei 12 mesi precedenti gli eventi sportivi, solo una piccolissima frazione di essi (1-3%) è stata trovata positiva nei test usuali.

 

Questo a dimostrazione che il fenomeno del doping è molto più presente di quanto si possa immaginare e che gli attuali strumenti usati per combatterlo paiono essere poco efficaci. Studi di questo genere riportano in evidenza un dibattito che nel mondo della scienza dello sport va avanti da parecchi anni: il confronto tra i fautori della legalizzazione del doping e invece chi ne è profondamente contrario. Ed è un problema di non facile soluzione in quanto il doping, non è solo un problema etico, di salute, di modelli sportivi, ma anche un problema che riguarda grossi profitti da parte della criminalità organizzata.

 

Sicuramente un aspetto a basso costo su cui non si investe praticamente mai è quello dell’educazione: avere consapevolezza dei rischi per la salute e di chi si finanzia facendo uso di sostanze dopanti sarebbe un primo grande passo verso la limitazione del problema.

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