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L'esercizio fisico può aiutare a prevenire forme gravi legate all'infezione da coronavirus?

Gli autori di una interessante revisione pubblicata su Redox Biology suggeriscono come un esercizio fisico aerobico costante possa ridurre notevolmente il rischio di sviluppare condizioni gravi legate all'infezione da coronavirus (sia di natura polmonare che multiorgano) attivando la prima difesa contro lo stress ossidativo
DAL BLOG
Di Livio Zerbini - 17 aprile 2020

Fsioterapista, preparatore atletico negli sport di squadra e consulente sport individuali (sci di fondo, ciclismo, atletica) sia per amatori che atleti professionisti.

È stata recentemente pubblicata su Redox Biology (Yan et al 2020) un'interessante revisione sugli effetti antiossidanti dell'esercizio fisico, in particolare di quello aerobico, di resistenza. L'esercizio fisico aerobico (non sembra quello di forza) è in grado di stimolare la produzione di un enzima, la superossido dismutasi extracellulare che rappresenta la prima linea di difesa dell'organismo contro i danni da ossidazione. L'ossidazione è un processo normale che serve ai sistemi biologici per produrre energia, di contro però produce delle sostanze, dette radicali liberi, che in eccesso possono causare dei problemi. Gli antiossidanti servono per bilanciare i potenziali effetti negativi dell'accumulo di radicali liberi.

 

I radicali liberi possono aumentare oltre che per i normali processi ossidativi anche in seguito ad una infiammazione cronica o acuta (come ad esempio per combattere un'infezione virale). Quando i danni da ossidazione da radicali liberi superano le capacità dell'organismo di combatterli, si è notato un aumento di numerose condizioni patologiche come ipertensione arteriosa, infarto cardiaco, insufficienza cardiaca, sindrome da ostruzione polmonare cronica, la sindrome di stress respiratorio acuto e la sindrome della disfunzione multiorgano.

 

In particolare queste ultime due condizioni sembrano essere la maggior causa di morte in seguito ad infezione da Sars coronavirus 2. Parrebbe infatti che in molti casi un'eccessiva risposta infiammatoria (la tempesta citochinica) del corpo, nel tentativo di combattere il virus, provochi danni importanti ai polmoni e/o in generale ad altri organi vitali provocando purtroppo la morte del paziente. Bassi livelli di superossido dismutasi extracellulare negli uomini sono stati associate ad una maggior suscettibilità e una peggior prognosi di malattie cardiache, polmonari (polmoniti) e renali acute.

 

Fortunatamente si è dimostrato che l'esercizio fisico aerobico (camminate, corse, giri in bicicletta, sci di fondo, sci alpinismo, nordic walking, nuoto, salire le scale) stimola i muscoli a produrre e rilasciare questo enizima antiossidante che poi è in grado di circolare in tutto il corpo ed andare a difendere i vari organi dagli insulti di un'ossidazione eccessiva, derivante ad esempio da una improvvisa infiammazione acuta. In uno studio sui topi è stato dimostrato che bassi livelli di superossido dismutasi aumentavano la mortalità per sindrome acuta da stress respiratorio mentre alti livelli di questo enzima la abbassavano. Negli uomini si è visto che l'esercizio fisico aerobico limita il processo infiammatorio a livello polmonare.

 

Gli autori della revisione suggeriscono quindi come un esercizio fisico aerobico costante possa ridurre notevolmente il rischio di sviluppare condizioni gravi legate all'infezione da coronavirus (sia di natura polmonare che multiorgano) attivando la prima difesa contro lo stress ossidativo. Tenendo poi conto che un'attività fisica moderata ha proprietà antiinfiammatorie e di miglioramento del sistema immunitario, diventa di fondamentale importanza per la salute pubblica cercare di favorirla. Quindi, anche in un periodo di quarantena obbligata, riuscire a fare 30 minuti al giorno di esercizi che prevedano un aumento della ventilazione, quali corsa sul posto, scale, sedute e alzate da una sedia e cyclette, può diventare un ottimo strumento, scientificamente valido, per ridurre le possibili gravi complicanze da infezione virale.

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