Milano Fashion Week / Per Casa Preti la pietà diventa moda

Figura poliedrica , tra le tante cose è produttore discografico e di eventi, attore, fotomodello, influencer
C’è qualcosa di profondamente riflessivo nella nuova collezione Autunno/Inverno 2026–2027 di Casa Preti, presentata il 24 febbraio durante la Milano Fashion Week per la prima volta con una sfilata in calendario.
Non è solo una sfilata, ma quasi una domanda aperta rivolta al nostro tempo.
Seduto tra il pubblico, mentre i primi look entrano in passerella, è chiaro fin da subito che il tema non è soltanto estetico. Casa Preti costruisce la collezione attorno a due parole antiche e potentissime: Pietà e Pietas. Un richiamo ai classici, alla responsabilità verso gli altri, ma anche al peso della storia nel presente.
Il riferimento più diretto è quello a Enea che sorregge il padre Anchise, immagine simbolo di dovere e umanità. Ma la collezione gioca proprio su questa domanda: chi sostiene davvero chi? È la storia a reggere il contemporaneo o è il presente a dare senso al passato? E ancora: è la madre che protegge il figlio o, a volte, accade il contrario?
In passerella queste riflessioni diventano materia. Le sete sottili e delicate vengono attraversate da strappi improvvisi, quasi violenti, che ignorano il verso del tessuto. Un gesto stilistico che ricorda quanto la violenza – oggi – sembri spesso insinuarsi nella normalità, senza chiedere permesso.
Anche la costruzione degli abiti racconta qualcosa. Cuciture lasciate volutamente a vista, distanti cinque centimetri, mostrano l’architettura interna dei capi. Il dietro le quinte diventa parte dell’estetica, come se l’abito aprisse uno spazio più intimo. Una metafora domestica: l’idea di una casa, di un luogo in cui tornare.
In questo senso Pietà e Pietas non diventano eroismo, ma riconoscimento della fragilità umana. La collezione sembra suggerire che essere imperfetti non sia una colpa, ma una possibilità. Un atto di libertà, soprattutto oggi, quando lo sguardo degli altri spesso impone modelli impossibili.
Il finale è quasi poetico. Un piccolo mazzo di Gypsophila, fiore simbolo della maison, accompagna “Busta Vuota”, il cadeau della collezione. Un gesto semplice ma carico di significato: un invito a superare la linea sottile tra il consumo sterile di violenza e lo spazio vuoto che può invece diventare casa per nuove speranze.
Forse è proprio questo il messaggio più forte della sfilata: non serve essere eroi. Come Enea, basta trovare la forza di fondare la propria Roma.












