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I ragazzi di Piero Cavagna ad Auschwitz, un antidoto agli angeli neri della morte di Hamas

DAL BLOG
Di Paolo Ghezzi - 10 ottobre 2023

Ragazzo del 57, giornalista dal 79, troppo piccolo per il 68, ha scansato il 77 ma non la direzione dell’Adige (8 anni 8 mesi e 3 giorni) e la politica (24 mesi in consiglio provinciale tra il 2018 e il 2020)

C’è una satanica libido di morte, una pulsione profonda a uccidere la gioia della vita, negli angeli neri di Hamas che scendono dal cielo con i deltaplani, a massacrare – nell’alba di uno shabbat di festa – i loro coetanei ebrei che ballano sotto le tende. Al di qua della politologia, al di qua delle grandi colpe dei governi di Tel Aviv e delle strategie di potere e violenza nel mondo palestinese ed arabo (buona parte del quale vorrebbe vedere l’annientamento di Israele), al di qua delle atroci condizioni di vita nella gabbia sovraffollata di Gaza (ora minacciata da Netanyahu di assedio totale e letale, un crimine di guerra) e dell’insipienza delle grandi potenze nel non risolvere la malattia incancrenita del Medio Oriente.

 

Al di qua e al di là di tutti i fattori geopolitici, quella deliberata strage di vita dell’alba di sabato forse meriterebbe anche un’indagine psicanalitica: su quell’insopprimibile desiderio di dare e cercare la morte, in esseri (dis)umani che non conoscono più la differenza tra il bene e il male, e che trovano solo nella morte una ragione di vita. Un bell’antidoto alla danza macabra di Hamas la ritrovo nelle foto di Piero Cavagna per qualche giorno ancora in mostra alla Biblioteca comunale di Trento.

 

In uno dei suoi tanti progetti visionari, Piero (che ci manca, e tanto, da un anno) aveva chiesto ai ragazzi trentini in viaggio ad Auschwitz di scegliere il nome di una delle tante vittime ebree dello sterminio, loro coetanee: poi, nel libro “Touch” (dove le foto delle vittime emergevano da una pagina nera, con un lavorìo di dita a vincere il buio) aveva accostato i volti degli adolescenti di oggi e di quelli inghiottiti dai forni crematori. Lontano dall'essere concessione demagogica al giovanilismo, l'interesse di Piero Cavagna per le facce, anzi per i volti (che delle facce sono la quintessenza) delle ragazze e dei ragazzi, e quella specie di ossessione per la loro catalogazione (i volti delle Crispi, quelli del Da Vinci…) sono una pratica e una filosofia di riconoscimento dell’umano singolare, al di là dei segni distintivi tribali e generazionali.

 

«…ha dimostrato che la macchina fotografica non è un freddo oggetto meccanico. Può essere l’estensione della mente e del cuore». L’ha detto John Steinbeck di Robert Capa, illustre predecessore di Cavagna. È bello ripeterlo per Piero, che scrive con le immagini e considera la tecnica un accessorio secondario, rispetto alla verità (provvisoria e imperfetta, certo) dello sguardo. Piero ha occhi che cercano la verità individuale di ogni persona. Nello stesso tempo crede nel combinarsi dei volti e delle storie in un'opera collettiva: per questo i suoi progetti, anche se pensati da solo, li ha realizzati quasi sempre con altri colleghi e coinvolgendo intere classi, scuole, gruppi di ragazzi.

 

In questo sta il suo essere da una parte anarchico-individualista, allergico alle regole; e insieme pedagogico-politico, programmaticamente alla ricerca di un obiettivo sociale condiviso dall'altra. Per questa ragione, le comunità di eguali, di pari, di coetanei che incontrava dentro il mondo pluriverso della scuola, erano gli incubatori ideali dei suoi progetti, camere oscure da cui uscivano i ritratti e gli autoritratti di una generazione al tempo presente che metteva a fuoco uno sguardo di futuro. Le uniche due cose che a Piero, mai nostalgico e mai autoconsolatorio, stanno a cuore: lo sguardo e il futuro.

 

(Sabato 14 ottobre, in Biblioteca comunale di via Roma, in chiusura della mostra curata da Katia Malatesta, alle ore 17 si ricorderà il fertile dialogo tra Piero Cavagna e Graziella Anesi, “amica e compagna straordinaria”, per uno sguardo diverso sulla vita delle persone con disabilità. Sergio Anesi e Roberto Mosna, presidente della Cooperativa HandiCREA, si confrontano sul potenziale della fotografia per la sensibilizzazione e l’inclusione. E alle 17.45 “Più da vicino siamo tutti meno stranieri”, visita guidata alla mostra con l’intervento di Paolo Chighizola e finissage nell’ambito della IX edizione della rassegna Archivi Aperti, Gli archivi dei fotografi italiani: un patrimonio da valorizzare).

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