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Siamo così ciechi da non capire che senza acqua noi moriremo, il pianeta no: la nostra era è l'Arrogantropocene

Se la misura del tempo, in natura, è il divenire, noi viviamo fuori da questo tempo naturale. Per usare, sfruttare, meglio il pianeta, abbiamo adottato il tempo alla nostra dimensione. Siamo ancorati al presente (che semplicemente non esiste), con un occhio al passato (che è convenzione, ricordo) e senza alcuno sguardo al futuro
Foto dal gruppo Facebook Tornado in Italia di Stefano Maruzzo (il Brenta a Friola di Pozzoleone)
DAL BLOG
Di Raffaele Crocco - 27 giugno 2022

Devo dire la verità: non condivido il termine “antropocene” usato da molti filosofi della scienza e scienziati per classificare questo tempo. E’ l’ennesimo modo – credo - di mettere al centro dell’universo, di tutto, l’uomo invece della vita, intesa come natura, Pianeta, Mondo. Siamo marginali nel tempo e nello spazio in questo Pianeta, ma continuiamo a pensarlo "a nostro uso e consumo esclusivo". E così, ci appropriamo di un’era.

 

A questo punto, se dobbiamo rimanere al centro, definirei piuttosto questo tempo come “Arrogantropocene”. Perché l’elemento determinante non è il fatto che esistiamo come specie. No: il fatto essenziale è che siamo arroganti. Se la misura del tempo, in natura, è il divenire, noi viviamo fuori da questo tempo naturale. Per usare – sfruttare - meglio il Pianeta, abbiamo adattato il tempo alla nostra dimensione. Siamo ancorati al presente – che semplicemente non esiste -, con un occhio al passato – che è convenzione, ricordo – e senza alcuno sguardo al futuro.

 

Ciechi, quindi. Così ciechi da non capire che questa siccità terribile che ci attanaglia e che renderà complessa e difficile la nostra esistenza, per il Pianeta è un banale divenire delle cose, uno dei tanti cambiamenti creati continuamente dalla somma dei fattori esistenti, naturali o meno. Traduco: noi senz’acqua moriremo, il Pianeta no, perché troverà soluzioni. Nel suo “divenirecambierà forme e modi, ma andrà avanti. Con altre vite, altre esistenze.

 

Nell’”Arrogatropocene” questa visione delle cose non è concepita o concepibile. La fine del nostro Mondo è la fine del Mondo assoluta. E siccome siamo certi di essere noi il Mondo, cioè di essere i migliori, non cerchiamo soluzioni, anzi, continuiamo a sfruttare tutto quello che ci capita a tiro. Che il mare avanzasse era cosa nota da decenni. Lungo le coste toscane sono almeno vent’anni che l’acqua salata colonizza i pozzi, rendendo difficile l’agricoltura. La portata sempre più scarsa dei fiumi, da anni fa entrare per chilometri le maree e le previsioni dicono che entro cent’anni - appena quattro generazioni - Verona sarà un magnifico porto sull’Adriatico.

 

La desertificazione in atto, dovuta alla siccità, legata al rapido cambiamento climatico, interessa attualmente il 28% del terreno agricolo nazionale. I danni calcolati da Coldiretti per quanto sta accadendo sono di 2 miliardi di euro, con un calo del 30% della produzione agricola. A livello mondiale, il quadro è ancora più drammatico: perdiamo un ettaro di terra coltivabile al minuto e l’8% della popolazione planetaria rischia la siccità totale.

 

Ancora, torniamo in Italia: sono anni che nel riccod’acqua Trentino, intere comunità sopravvivono alla carenza di piogge grazie all’arrivo dell’acqua con le autobotti. Fatto normale: no, non lo è. In compenso, si sono creati decine di invasi artificiali, non per fare scorta d’acqua, ma per avere l’acqua per l’innevamento artificiale. Fare la neve per i turisti, che spesso sciano su piste deprimenti, che potrebbe trovarsi in centro a Milano, invece che in montagna, ci sembra più intelligente che averla per bere, lavarci, usarla nelle campagne. Anche qui, piccolo esempio: secondo Legambiente, per imbiancare una pista da sci di 1.600 metri di lunghezza servono fino a 20.000 metri cubi di acqua. In Trentino, la superficie sciabile è di 1.536 ettari. Di questi, 1.279 sono innevabili artificialmente.

 

Non fate i calcoli, potreste rimanerci male. E poi, questo tipo di conti nell’”Arrogantropocenenon si devono fare. Per noi umani, il futuro è qui e adesso e la nostra gloriosa era dura quanto un battito di ciglia. Così leggero, che il Pianeta nemmeno si accorgerà che saremo spariti.

 

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