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Cosa leggere sotto l’ombrellone? Riassunti in 5 righe 5 classici che ci raccontano qualcosa su quello che siamo

Cinque libri da leggere sotto l'ombrellone per capire chi siamo e soprattutto chi vorremmo essere
Dal blog di Tiberio Chiari - 28 luglio 2019 - 19:07

Le ferie sono un movimento migratorio collettivo, quasi obbligatorio, scadenzato. La lettura ci può aiutare ad affrontare questa drammatica migrazione senza troppe ansie. I classici ci raccontano chi siamo e ci aiutano a non perderci nel desiderio che ci più ci assilla: il desiderio del “chi vorremmo essere”.

 

 

L’altra parte – Alfred Kubin (Romanzo)

Poco prima che l’Europa si immerga definitivamente nel proprio 900, Alfred Kubin riesce nella psicologicamente devastante impresa di raccontarci il mondo che andavamo perdendo e quello che avremo incontrato racchiusi in un singolo enigmatico regno, quello di Perla, descritto a livello di subconscio collettivo. Un libro simbolico e asfissiante, immancabile. 

 

White Noise - Don DeLillo (Romanzo)

Tradotto il titolo è “Rumore bianco”, ma se si ha la possibilità, per non perdere la prosa originale in tutta la sua precisione stilistica, meglio attenersi all’inglese. La trama lascia che uno spazio quotidiano perfettamente statico come quello di un college americano si sgretoli inaspettatamente facendo sì che in sottofondo appaiano i veri protagonisti. Questi sono due sentimenti quasi opposti, ma in realtà correlati intimamente: la paura che muta in terrore e il senso di trascendenza. 

 

La Repubblica del Leone. Storia di Venezia - Alvise Zorzi (Storia)

Il racconto di come nasce, prospera e muore un organismo politico complesso e raffinato. L’intera parabola di una cultura nata in un luogo talmente unico da divenire necessariamente il suo destino. La narrazione di Zorzi permette di osservare, spesso attraverso minuti dettagli, tanto minimi quanto decisamente significativi, altre volte attraverso avvenimenti potenti e collettivi, lo svolgersi di un’epopea indimenticabile e grandiosa, archetipica.

 

Racconti di Pietroburgo - Nikolaj Gogol’ (Racconti)

Una città avanguardistica e artificiale, una creazione dello Zar laddove la Russia voleva ricreare i canoni e gli embrioni dell’occidente in piena rivoluzione capitalistica, economica e culturale. Proprio per questa sua artificialità Pietroburgo è un distillato e da questo distillato Gogol riesce ad estrarre e condensare ulteriormente tutti i tratti della futura progenie umana: appare una popolazione ibrida sospesa tra sogno e realtà la cui evanescenza nasce dalla totale dissoluzione dell’etica.

 

Ed è subito sera - Salvatore Quasimodo (Poesia)

Perché la contemporaneità si comprende al meglio nella sua condizione più estrema e diffusa, quella surmoderna, la quale come ci racconta Marc Augé si realizza nella solitudine aggregata e irrequieta dei nonluoghi. Quasimodo rende sopportabile la solitudine affrontandola e immergendola nei residui della natura: sole, prati, mare, aria. Le ferie sono il movimento collettivo del nonluogo che si replica altrove, queste poesie aiutano a trascorrerle in pace:” E dormo, / da secoli l’erba riposa / il suo cuore con me.”

 

 

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