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Cala la cassa integrazione. Un bene?No è il Job Acts che ne limita l'uso

Le ore autorizzate in Trentino sono calate del 36,8% ma ciò non vuol necessariamente dire che si lavori di più o che la crisi sia più lontana. E' solo più difficile, con le nuove leggi, per le aziende farne uso
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 07 settembre 2016

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Quando il proverbiale struzzo nasconde la testa sotto la sabbia, non vede più il pericolo, ma non vuol dire che questo sia scomparso. Allo stesso modo, quando cala la cassa integrazione non è necessariamente detto che si lavori di più o che la crisi sia più lontana. Dal quadro tracciato dal settimo rapporto Uil relativo al mese di luglio 2016 emerge che in Trentino le ore autorizzate sono calate del 36,8%, passando dalle 262.079 di giugno 2016 alle 165.508 del mese scorso. In particolare la cassa integrazione ordinaria è aumentata del 18,9% (da 101.935 a 121.239 ore), ma quella straordinaria ha visto una riduzione drastica di 73,5 punti percentuali. La cassa in deroga in un mese è calata del 56,2% passando da 10.146 ore a 4.445 ore.

 

Per quanto riguarda i posti di lavoro salvaguardati tramite questo strumento nella nostra Provincia autonoma da giugno a luglio si è avuto un calo totale di 568 unità. I posti salvati in luglio erano 974 contro i 1.542 di giugno. Meno cassa integrazione, dunque, ma anche meno posti di lavoro salvaguardati e se i dati assoluti possono far sperare in una situazione sommariamente positiva, ad una più attenta analisi emerge che la causa del calo è legata con ogni probabilità all’effetto “restrittivo” dei nuovi criteri di autorizzazione sia per la cassa ordinaria che per quella straordinaria.

 

Infatti, con il Jobs Act, non solo si limita la durata della cassa integrazione (massimo due anni per cigo e cigs) ma, soprattutto, si restringono i parametri che consentono l’autorizzazione e, ancora più preoccupante, aumenta il costo per le imprese in maniera significativa con il rischio che, in molti casi, le aziende optino per la scorciatoia della riduzione del personale. Non dimentichiamo che lo struzzo (che non è un pollo e in realtà fa la sua mossa per mimetizzarsi) quando il predatore si avvicina troppo opta per un provvedimento concreto (nel suo caso tirare su la testa e scappare a zampe levate). Speriamo che anche la nostra politica capisca quando sono necessarie misure più funzionali e pragmatiche del nascondere la testa dietro dei dati superficialmente incoraggianti.

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