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Escalation di sfratti esecutivi in Trentino, +18% negli ultimi tre anni: ''Urgente un piano casa''

La Uil chiede un più forte impegno della giunta Fugatti  sul fronte dell’emergenza casa. In Trentino rimangono  alti  il numero degli sfratti esecutivi (+ 18% in tre anni) e i costi dell’ affitto (+ 5,8% nel 2018)  e dell’abitare (+3,8% annuo), indici di un mercato dell’affitto bloccato e del bisogno di un nuovo Piano Casa
Dal blog di Walter Alotti - 23 luglio 2019 - 13:32

La Uil conferma l’escalation delle procedure di sfratto esecutivo per morosità in Trentino, che dai dati 2018 forniti dall’Ufficio centrale di statistica ministero dell’Interno, si sono incrementate del 18% negli ultimi tre anni, rispetto al triennio precedente.

 

In Trentino incide fortemente sul fenomeno della morosità, oltre al costo degli affitti (+5,8% anche nel 2018) quello dei costi vivi dell’abitazione (acqua, luce, riscaldamento, energia) che ha mantenuto un trend sostenuto (+3,8%) in provincia, su base annua, contro un media nazionale meno impattante sui conti delle famiglie in affitto.

 

Un’emergenza, quella della casa, che porta la Uil a chiedere una maggiore attenzione politica, riguardo all’edilizia pubblica sociale, nel reperimento di ulteriori alloggi a canone sociale e moderato, piuttosto che all’aumento dei requisiti legati alla residenza in Trentino. Un escamotage che comporterà il ridimensionamento della domanda di abitazione pubblica sociale, ma che rischia di trasferirla al privato, con aumento dei canoni e, purtroppo della morosità e delle esecuzioni giudiziarie.

 

Infatti, nonostante la situazione del mercato continui ad offrire buone condizioni per l’acquisto e le ristrutturazioni (in Trentino supportate anche dalla prosecuzione delle misure pubbliche di incentivo all’acquisto ed alla ristrutturazione delle abitazioni), sempre più trentini optano per una soluzione flessibile come l’affitto, un fenomeno già affermato a livello europeo che va affermandosi anche in Italia, per via della crisi economica e per il cambiamento dello stile di vita e condizioni lavorative dei cittadini anche residenti nella nostra provincia.

 

Rimane peraltro assolutamente enorme, come confermato anche dal sindaco di Trento Andreatta, il numero di alloggi privati sfitti (sarebbero 5 mila appunto solo a Trento). Una situazione scandalosa che la Uil ha rimarcato più volte nel tempo e per risolvere la quale non si parla più dell’ipotizzato Fondo di garanzia per l'affitto, proposto dal sindacato, varato un paio di anni fa e finito nell'oblio, per inspiegate complicazioni burocratiche, unico strumento annunciato, ma appunto mai decollato, per rimettere sul mercato i tanti alloggi sfitti dei sempre più cari locatori privati.

 

Per la Uil del Trentino la soluzione al problema, nella nostra Provincia, non può più essere solo il beneficio dell’integrazione canone per gli inquilini di locazioni private, misura peraltro che sconterà le nuove restrizioni in tema di requisito di residenza trentina decennale, ma piuttosto un effettivo rilancio dell’edilizia sociale pubblica.

 

Da realizzarsi mediante la riconversione e ristrutturazione di aree ed edifici già destinati alla residenza, la ripartenza del piano di housing sociale territoriale, concluso recentemente e non ancora riattivato, per la realizzazione di alloggi a canone moderato da affiancare a quelli a canone sociale e con l’individuazione appunto di sistemi di garanzia ai proprietari privati, spesso piccoli, ma anche più grandi, come la Curia, le assicurazioni e le banche, che non affittano più i loro immobili.

 

Sistemi, Fondi di garanzia pubblici, assicurativi, di fondazioni bancarie e finanziare in grado di coprire i rischi delle possibili morosità o danni di questi locatari privati che potrebbero così affittare i tanti, troppi alloggi sfitti, che proprio per paura della morosità dilagante, gli stessi non affittano, con grave turbamento del mercato della locazione, sia dal punto di vista dei prezzi, che dell’aumento delle richieste di accesso all’edilizia pubblica.

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