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| 18 lug 2018 | 16:15

Il "nuovo corso" della Federazione della cooperazione riparte dal "vecchio compenso"

Una nomina scaturita a valle di una campagna "elettorale" centrata certamente sulla moralità e fondata sul ritorno ai principi di servizio e etici della cooperazione, che Mattarei affermava si fossero smarriti con le presidenze del nuovo secolo
Il "nuovo corso" della Federazione della cooperazione riparte dal "vecchio compenso"
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 18 luglio 2018

Attuale presidente del Fondo Sanitario territoriale Sanifonds, già segretario generale della Uil in Trentino dal 2012 al 2025, è giornalista pubblicista dal 2014

Sorprende non poco la decisione della neo-presidente della Federazione della cooperazione di tornare ai compensi "pre-Schelfi" per la remunerazione dei propri compiti e responsabilità, senz'altro importanti, ma ricordiamoci sempre, volontari, del proprio incarico.

 

Soprattutto perché scaturita a valle di una campagna "elettorale" centrata certamente sulla moralità e fondata sul ritorno ai principi di servizio e etici della cooperazione, che Mattarei affermava si fossero smarriti con le presidenze del nuovo secolo.

 

Apprendiamo invece dalle prime delibere che anche l'ottima remunerazione economica, di chi assume le decisioni e la rappresentanza politica del movimento cooperativo provinciale, rientrano nei "valori" da ripristinare in quel particolare mondo, che avevamo capito avrebbe dovuto puntare su sobrietà e vicinanza alle realtà cooperative, minori, in difficoltà e non ancora fuori dal tunnel della crisi. 

 

Ci chiediamo inoltre quale sarà la percezione di queste decisioni rispetto ai lavoratori e le lavoratrici del mondo cooperativo licenziati negli ultimi mesi (Sait) e dei tanti dipendenti e lavoratori  cooperatori che accettano stipendi e condizioni economiche molto basse, o contratti di solidarietà per far sopravvivere le proprie cooperative sociali o di lavoro, per le quali, spesso, l'unico fattore riducibile sembra il salario dei dipendenti o soci.

 

Amaramente non possiamo che verificare, ancora una volta, che le strade del "nuovismo", che promuovono etica e moralità, si dimostrano spesso lastricate di vano  moralismo e strumentale opportunismo politico.

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