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Mediocredito? Attenzione all'illusione della banca del Nord-Est. Prima si pensi ad operare per il Trentino e poi per la Regione

Ora è giunto il momento che la politica si decida e torni a dettare la strategia di Mediocredito, innanzitutto smarcandolo dall’ombra di Cassa Centrale Banca, sempre a rischio di fusione con la romana Iccrea, e anche consolidando ed elevando qualitativamente ancora di più il suo management
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 25 marzo 2021

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Allo stallo della politica, che perdura da anni sulla fondamentale partita di Mediocredito, si aggiunge a nostro modesto parere, quello di Confindustria, la rappresentanza della categoria che dovrebbe avere in realtà la maggiore visione in materia, ma si limita solo a guardare e a non giocare questa, ma nemmeno le altre vere e importanti partite strategiche del Trentino (energia, A22, innovazione). Ci si trincera dietro alla frase fatta: “Ad ognuno il suo mestiere”. Ma non si sbloccano le cose con questo principio: le banche sono dei loro soci e non tutti sanno di banca, le Cr/Bcc non sono composte solo da soci esperti di attività bancaria, ma da soci comuni, che indicano la via che deve seguire la loro Cr.

 

E in Mediocredito è mancata e sta mancando proprio questo, come ha sottolineato lo stesso Manzana: una visione di banca chiaramente a favore del territorio trentino, complementare  al  servizio, sempre più difficile, offerto dal credito cooperativo. E proprio quello del ruolo del credito cooperativo è stato in questi anni il peccato originale di Mediocredito. Seppur in solide e plurime mani pubbliche regionali, le due province ed i rispettivi governatori hanno sempre abdicato il loro ruolo di statisti e visionari, ma hanno affidato in toto la gestione operativa, attraverso accordi collaterali, al credito cooperativo, con la speranza che esso mettesse a frutto la propria esperienza bancaria anche a favore di una crescita di Mediocredito.

 

Ma così non è stato: il credito cooperativo trentino ha vissuto in questi anni una travagliata trasformazione (Federazione in guerra interna, Cassa Centrale Banca distratta dalle partite nazionali – alcune vinte, per ora, alcune perse malamente, Casse Rurali trentine spesso  impegnate a mangiarsi le une con le altre) che ha volontariamente o colpevolmente dimenticato di occuparsi anche di Mediocredito, mandato talvolta addirittura allo sbaraglio a fare credito nelle sconosciute terre del nord-est con risultati non sempre positivi in termini di sofferenze e crediti non incassati. La risalita è iniziata da qualche anno, un risanamento finanziario dell'istituto bancario di via dei Paradisi, che ha dato buoni frutti e intrapreso anche la strada della raccolta del risparmio della cittadinanza (conto Rifugio) e dei prestiti innovativi alle imprese (minibond). Questa è la strada giusta.

 

Ora è giunto il momento che la politica si decida e torni a dettare la strategia di Mediocredito, innanzitutto smarcandolo dall’ombra di Cassa Centrale Banca, sempre a rischio di fusione con la romana Iccrea, e anche consolidando ed elevando qualitativamente ancora di più il suo management. Tutto ciò in parallelo ad una trasformazione del capitale sociale in una variegata composizione di soci pubblici (che dettano la linea) e importanti soci privati del territorio (associazioni di categoria, finanziarie, sindacati, i cittadini stessi) in modo da essere sicuri che, indipendentemente dai cambi di colore politici delle legislature provinciali, la presenza di Mediocredito garantisca sempre e pro futuro quell’appoggio bancario allo sviluppo delle imprese trentine che, altrimenti, rimarrà sempre legato a "mamma Pat" e ai cugini banchieri sudtirolesi in primis.

 

Un avvertimento: attenzione che Mediocredito, ora risanato, fa gola ai banchieri non trentini (i pluri nominati Civi-bank e Finint) la cui supposta esperienza e capacità bancaria è da più parti osannata come salvatrice, ma forse loro a non altro mirano che ad attingere, dai risparmiosi cittadini trentini, il denaro da dirottare verso prestiti fuori provincia, nelle terre dove ora già operano (comunque con quote di mercato minime). Cosi verrebbe per la seconda volta snaturato il vero obiettivo di Mediocredito che, e qui bisogna darne atto al Governatore Fugatti che lo ha capito e si sta muovendo a fatica nella direzione giusta, deve essere quello di rimanere ad operare a favore prima del Trentino e, in seconda battuta, anche della Regione. A patto che anch'essa ritorni ad essere il tavolo dell’autonomia dove si siglino, speriamo ancora, gli accordi strategici con Bolzano sulle partite più importanti, sopra menzionate, quelle in cui comunque gli imprenditori trentini in massima parte sono latitanti.

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