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Tra demagoghi, populisti e sovranisti, quale il futuro dei sindacati?

E' necessario ripartire dai più deboli, da quelli che non hanno o non hanno più un partito, da quelli che non possono vantare raccomandazioni di famiglia o amicizie influenti tali da risolvere i loro problemi, da coloro che sono senza "santi in paradiso" facendolo in maniera più accurata dei nuovi movimenti politici
Dal blog di Walter Alotti - 19 agosto 2018 - 17:23

Capita spesso negli incontri pubblici degli ultimi mesi che mi venga posta una domanda circa il futuro del sindacato e soprattutto sulle precise possibili nuove forme di rappresentanza, oltre alle tradizionali, a cui guarda o avrebbe dovuto rivolgersi il sindacato: giovani, lavoratori autonomi, disoccupati ....?

Di solito rispondo che per un sindacalista della UIL la risposta è nel logo stesso della propria organizzazione: la difesa dai soprusi e dalle ingiustizie deve riguardare, oltre ai lavoratori e ai pensionati, tutti i cittadini. La nostra Costituzione, poi, indica chiaramente da chi è necessario ripartire: dai più deboli, da quelli che non hanno o non hanno più un partito, da quelli che non possono vantare raccomandazioni di famiglia o amicizie influenti tali da risolvere i loro problemi, da coloro che sono senza "santi in paradiso" o che non hanno conoscenti nei gangli della pubblica amministrazione o nel mondo della salute e del sociale.

Qualcuno, provocatoriamente mi dice, a ragione, che di questa indistinta generalista categoria di persone si sarebbero appropriati i nuovi movimenti politici, che non appellano più i loro supporters come "amici", "compagni", "fratelli" o "camerati", ma proprio con l'uso inflazionato, smodato, dell'appellativo "cittadini".  E proprio questa ultima osservazione mi permette oggi di integrare il ragionamento.

Certo, nemmeno Giorgio Benvenuto al IX°congresso nazionale UIL del 1985 si era inventato nulla. Tutti ricorderanno come il termine "cittadino", grazie al rinnovamento illuministico fosse stato esteso e giuridicamente inserito nella "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino". Nondimeno è possibile dimenticare lo sforzo di elaborazione filosofica e politica di Giuseppe Mazzini. Nei testi mazziniani, i primi a tratteggiare una Giovine Italia ed una Giovine Europa, i semi e gli ideali a fondamento della nostra cultura democratica laica ed europeista.

Nulla di più distante da derive populiste, demagogiche e, addirittura, sovraniste e da chi, oggi, utilizza, impropriamente, indiscriminatamente il termine cittadino e che dovrebbe quantomeno studiare la nostra Carta Costituzionale. La Costituzione ben traccia la via che eleva i sudditi (di una monarchia ovviamente non rappresentativa) a cittadini. Si imparino a memoria i primi cinque articoli della Carta. Nel contempo per nostra parte, rispetto a trent’anni fa e all’intuizione di Benvenuto nell’attualizzare quella rappresentanza anche civile – e non solo politica – da parte del Sindacato, si rende necessario oggi rilanciare l’azione sindacale integrando il concetto di cittadinanza con una maggiore attenzione rispetto ai temi della difesa dell’ambiente, del risparmio e dei consumatori.

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