Contenuto sponsorizzato
| 04 giu 2024 | 15:34

Tutti i dolcificanti acalorici non zuccherati sono sul banco degli imputati, nessuno escluso. Ma questo significa che dovremmo smettere di usarli?

DAL BLOG
Di Wellbelab - 04 giugno 2024

Di Paolo Lupo – biologo nutrizionista

 

Gli edulcoranti sono sostanze che permettono di percepire il sapore dolce senza ricorrere all’aggiunta dello zucchero. Zucchero che – bene inteso – oggi troviamo praticamente ovunque tra gli ingredienti nei prodotti ultra-elaborati.

Ecco allora che per evitare le nefaste conseguenze dello zucchero sulla salute senza rinunciare al gusto dolce una parte dei consumatori ha abbracciato i dolcificanti come alternativa: zero zuccheri e tutta la dolcezza.

 

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha da poco pubblicato la sua ultima guida sul consumo di edulcoranti, con l’obiettivo principale di valutare le conseguenze del crescente utilizzo di questi additivi e fornire informazioni utili sull’impatto degli edulcoranti sulla salute.

 

Tutti i dolcificanti acalorici non zuccherati sono sul banco degli imputati, nessuno escluso. Da quelli di sintesi ai cosiddetti “naturali”, in realtà estratti e purificati con processi industriali. La lista offerta dalla stessa Oms dei dolcificanti coinvolti in questa guida è lunga. I nomi sono quelli che abbiamo imparato a conoscere nei vari prodotti “a zero calorie” in commercio: tra gli altri acesulfame K, aspartame, advantame, ciclamato, saccarina, sucralosio, stevia e loro derivati.

 

Il messaggio che manda l’Oms non potrebbe essere più esplicito: suggerisce che gli edulcoranti - non calorici o ipocalorici che siano - non dovrebbero essere usati come mezzo per controllare il peso o per ridurre il rischio di malattie croniche. Ma questo significa che dovremmo smettere di usarli?

 

Facciamo un passo indietro. La raccomandazione dell’Oms non arriva esattamente come un fulmine a ciel sereno. Da più di dieci anni sono noti effetti dei dolcificanti sul pancreas. Infatti, oltre ai recettori del gusto dolce che si trovano nel cavo orale, è nota l’esistenza di recettori del dolce in altre sedi: in tutto il tratto gastrointestinale, nel pancreas stesso, nel cervello e nel tessuto adiposo.

 

Quando si parla di edulcoranti l’impatto su ciascuno di questi gruppi di recettori può implicare una risposta fisiologica molto diversa: potrebbe essere collegato a vari effetti legati al rilascio di ormoni, alterazioni del microbiota intestinale o risposte neuronali di attivazione del sistema di ricompensa in risposta a un alimento altamente appetibile, e della regolazione dei cicli di fame e sazietà.

 

Il messaggio più importante che ne dobbiamo trarre è l’invito dell’Oms a cercare di sbarazzarsi della presenza onnipresente del gusto dolce, da qualunque parte provenga, e ad imparare a mangiare cibi con meno zuccheri liberi o dolcificanti. In altri termini, ancora una volta evitare l’ultra-elaborato, imparando a riconoscere e apprezzare il sapore naturale delle cose che mangiamo.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 06 giugno | 15:01
La motociclista ha perso il controllo del mezzo che è finito fuori strada in una scarpata, dopo l'allarme è scattata la macchina dei soccorsi
Cronaca
| 06 giugno | 13:21
L'incidente è avvenuto questa mattina (6 giugno) durante il Valsugana Historic Rally: fortunatamente nessuno è rimasto ferito. Sul posto sono [...]
Cronaca
| 06 giugno | 12:22
Dalle prime informazioni sembra che in strada sia nata una lite tra due automobilisti e, dopo insulti e minacce, uno dei due sia sceso dalla [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato