E' arrivata anche a Trento la "Tomato Revolution"
Prodotti d'eccellenza, tutti biologici e sfruttamento zero per sostenere una filiera legale e caporalato-free

TRENTO. Una linea biologica, legale, trasparente e soprattutto caporalato-free. Stiamo parlando della “Tomato Revolution” che è arrivata anche a Trento. Di cosa si tratta? E' un progetto lanciato da Altromercato e che consiste in una nuova linea di pomodoro coltivato secondo un metodo biologico e secondo le tradizioni italiane.
Cinque cooperative e trenta piccoli produttori attivi soprattutto al sud che stano portando avanti un progetto molto importante. Coltivare prodotti su terreni liberi dalle mafie o a rischio spopolamento e sfruttamento. Terreni lavorati da realtà che stanno lottando contro il caporalato e per una maggiore responsabilizzazione nel mondo dell'agricoltura.
Un impegno che ha visto nel 2017, 100 quintali di pomodoro che hanno portato al confezionamento di circa 100.000 vasetti di specialità enogastronomiche.
I prodotti di “Tomato Revolution” sono arrivati anche in Trentino. Si possono trovare nei punti vendita Mandacarù. “I prodotti – ci spiega Manuela Porrino, responsabile del punto vendita Mandacarù di piazza Fiera a Trento – provengono soprattutto da Puglia e Sicilia. Si stanno facendo conoscere un po' alla volta e chi li prende arriva anche a comprarne in grande quantità”.
Negli scaffali i prodotti “Tomato Revolution” si riconoscono immediatamente dall'etichetta. C'è la passata di Puglia bio, i pomodori pelati coltivati nel cuore del Parco nazionale del Gargano ma anche le Spaccatelle di pomodoro, alla base di numerose ricette pugliesi e tanto altro.

I pomodori vengono coltivati dalle cooperative Pietrra di Scaro (Fo) e Semi di Vita (Ba) utilizzando i beni confiscati dalle mafie, Rinascita (Pa), Prima Bio (Fo) e L'Arcolaio (Sr) con programmi di agricoltura di impatto sociale in zone a forte rischio di sfruttamento della manodopera.












