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"In Ucraina saremmo nemiche, qui siamo come sorelle", storia di Olena e Nadia e della loro amicizia nata a Casa Paola

Entrambe badanti rimaste senza lavoro e senza una casa in questo periodo vivono a Ravina in una delle strutture della fondazione Crosina Sartori che accoglie le donne in difficoltà

Di Giuseppe Fin e Luca Pianesi - 27 dicembre 2017 - 19:11

TRENTO. Olena e Nadia sono amiche e si abbracciano sotto il tetto di Casa Paola, "ma nella nostra terra forse non sarebbe stato così - ci spiegano - perché proveniamo da fronti contrapposti". E i loro cognomi dicono tutto: la prima fa Bondarenko (quell'enko finale è tipico dei cognomi ucraini) ed è di Kiev, l'altra fa Suruchiska (lo ska ha origini polacche) ed è dell'ovest del Paese. "A casa nostra c'è ancora la guerra civile - spiega Olena - e io provengo da zone filo-russe, Nadia, invece, da quelle governative, filo-occidentali. Insomma saremmo nemiche, ma noi siamo amiche. E se anche a Kiev ancora la situazione è molto complicata e la tensione è molto alta io e lei ci vogliamo bene".  

 

Olena e Nadia provengono entrambe dall'Ucraina e sono arrivate in Italia per cercare un lavoro, per vivere e mandare soldi alle proprie famiglie. Nel nostro Paese sono arrivate intorno ai primi anni 2000 per poi giungere a Trento. Un viaggio non facile cominciato nella loro terra e che, dopo ore e ore di pullman, le ha viste passare prima in Germania e poi nel Sud Italia, a Napoli, precisamente. Scopriamo, infatti, che molte delle donne provenienti dall'Est Europa per fare le badanti nel nostro Paese hanno come primo punto d'appoggio, Napoli. Da lì, quasi tutte quelle dirette al Nord Italia puntano su Venezia da dove, una volta ottenuti i documenti, partono alla volta delle varie città dove cercheranno lavoro. 

 

Anche Olena e Nadia, fino a poco tempo fa facevano le badanti, ma ora che le persone da loro accudite per anni non ci sono più, si trovano senza un'occupazione e senza un tetto dove dormire. Già perché in pochi ci pensano ma la morte dei nostri anziani rappresenta un dramma anche per le persone che li accudiscono per noi, che passano la loro vita accanto a loro e che una volta rimaste sole finiscono, il più delle volte, in mezzo a una strada. "E' molto brutto - ci dicono - perché oltre al grande dispiacere di perdere una persona alla quale, nel tempo, ci si affeziona, si rimane sole e ogni volta bisogna ricominciare daccapo".

 

"Per fortuna noi siamo come sorelle" e sorridono mentre si abbracciano dopo aver sistemato la propria stanza a “Casa Paola”, una struttura della fondazione Crosina Sartori che si trova a Ravina e che in questi anni, non solo ha dato ospitalità a donne come Olena e Nadia ma anche a tante ragazze vittime di violenza, tratta e prostituzione. "Casa Paola" è diventata un porto sicuro diretto da Pino Palatucci, un carabiniere in pensione che ha fatto dell'aiuto per gli altri la propria missione. Pino non conosce momenti di pausa e passa da "Casa Marcello", la struttura di accoglienza a Trento per uomini di nuova apertura, a "Casa Paola" a Ravina.

 

L'inaugurazione di quest'ultima struttura  è avvenuta qualche anno fa. Offre 12 posti letto a donne accompagnate da storie di vita difficile ma che non rinunciano a sogni e speranze. Donne dai 18 ai 70 anni che a Casa Paola trovano un riparo e quell'accoglienza necessaria per rimettersi in piedi e riprendersi la propria vita. "La maggior parte delle ospiti che arrivano qui – ci spiega Marisa Gasperetti, una delle due operatrici presenti nella struttura 24 ore su 24 – sono badanti che non hanno più nessuno da accudire e si trovano ad essere espulse da questo mercato. Non hanno nemmeno più una casa e in alcuni casi nemmeno una famiglia che le attende nel paese d'origine. Ci sono poi le ragazze che arrivano in Italia con i barconi, alcune sono riuscire a fuggire dalla prostituzione e chiedono aiuto".

 

Gli orari nella struttura sono ben scanditi. Ci si sveglia presto e fino alle 9 c'è la possibilità di fare colazione. Dalle 9 alle 10 il tempo per prepararsi e dalle 11 alle 17 le ospiti devono essere fuori dalla casa e in questo periodo cercano lavoro, vanno nelle agenzie interinali o sfogliando gli annunci sulle riviste. Dalle 19 alle 21 viene preparata la cena per tutti ed entro le 22 tutti devono aver fatto rientro. Casa Paola è una struttura molto particolare. C'è una cucina dove vengono servite colazioni e cena, e tre stanze con 12 letti. Nessuna persona è indicata con un numero. Negli armadi e nei letti l'identificazione arriva con l'uso del nome di un fiore: Rosa, Mughetto, Margherita, Garofano, Stella Alpina e tanti altri. "Indicare le persone con un numero – ci spiega Marisa – non è bello. Meglio utilizzare la dolcezza e la bellezza dei fiori".

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