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Firme false, assolta Francesca Gerosa: ''E' la fine di un incubo. Ho dimostrato la mia innocenza''

La sentenza di secondo grado ribalta la condanna emessa dal primo giudice. I fatti si riferiscono all'autenticazione delle sottoscrizioni per la lista di Forza Italia alle elezioni comunali del 2015

Di db - 06 giugno 2018 - 16:48

TRENTO. L’ex consigliera comunale Francesca Gerosa è stata assolta dal Tribunale di Trento. "Sono felice - commenta a caldo - perché si chiudono finalmente tre anni di difficili. Ora è stata riconosciuta ufficialmtne la mia estraneità ai fatti". 

 

I fatti a cui fa riferimento sono quelli dell'inchiesta sulla raccolta di "firme false"durante la campagna elettorale di Forza Italia alle passate elezioni comunali. In primo grado era stata condannata a 8 mesi di reclusione. Una condanna che è aveva ferito profondamente l'ex esponente del Pdl.

 

"Sono profondamente amareggiata e avvilita - aveva detto allora - perché mi hanno condannata per avere ricopiato correttamente i dati anagrafici di una manciata di persone alla presenza di un autenticatore. Nel mio agire non ci sono errori neanche formali. Sono stata condannata per aver operato, senza alcun interesse personale, visto che non ero candidata e nemmeno tesserata con alcun partito, nella piena legalità e trasparenza. Tutto ciò mi lascia perplessa".

 

Una perplessità che aveva spinto io suoi avvocati, Giuliano Valer e Cristian Zamfir, a presentare ricorso. "Voglio dimostrare la mia innocenza - aveva annunciato Gerosa - e alla fine avrò ragione. Sono sempre stata una persona corretta, e continuerò a camminare a testa alta, come ho sempre fatto".

 

La dimostrazione della sua innocenza è arrivata oggi con il pronunciamento della sentenza: assolta perché il fatto non costituisce reato. "Le è stata restituita la dignità e l'onorabilità - ha commentato Giuliano Valer - dopo un incubo durato tre anni. La maggior amarezza derivava dalla macchia che aveva sporcato i suoi anni al servizio della collettività".

 

Cosa che lei stessa conferma. "Sono stata in Consiglio comunale per sei anni, ho sempre fatto della correttezza il mio faro. Verso la mia famiglia soprattutto, e verso tutti quelli che mi conoscono, volevo arrivare in fondo e dimostrare la mia più totale innocenza". 

 

La vicenda giudiziaria è quindi del tutto chiusa.  L'indagine era quella relativa alla raccolta delle firme per la lista di Forza Italia (che sosteneva Claudio Cia candidato sindaco) per le elezioni comunali di Trento del maggio 2015. Secondo l'accusa alcune firme erano state raccolte non in presenza di dell'autenticatore Giacomo Bezzi.

 

Un "falso elettorale", che avrebbe riguardato 38 firme per le quali sono stati indagati quattro politici: i consiglieri provinciali Giacomo Bezzi Claudio Cia e gli ex consiglieri comunali Emilio Giuliana e Francesca Gerosa (Progetto Trentino).

 

Un'inchiesta che era stata fatta partire da Aldo Rossi, anche lui forzista, vicecoordinatore regionale del partito. Era stato lui a presentare l'esposto per presunte irregolarità formali nella preparazione e formalizzazione della lista di Forza Italia. Dei quattro indagati solo Gerosa aveva scelto di seguire il rito ordinario.

 

Cia, infatti, si era affidato al rito abbreviato ed era stato completamente assolto mentre Bezzi e Giuliana avevano patteggiato: per il primo 6 mesi di reclusione per il secondo 5 mesi e 20 giorni (trasformati in 45 mila euro di multa, con pena sospesa).

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