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Trento
24 giugno | 06:00

Un posto in fabbrica o nei cantieri non basta per pagare l'affitto, a Casa Baldè sempre più lavoratori chiedono di dormire nei moduli abitativi: “Costa 13 euro al giorno”

E' l'ennesima grave faccia dell'emergenza abitativa: non riguarda più soltanto chi è rimasto fuori dal mercato del lavoro, ma anche chi ha un posto ma con solo il proprio stipendio non riesce più a sostenere il costo di un alloggio. Un monolocale in periferia può arrivare fino a 750 euro ma se si cerca nella zona centrale del capoluogo si sale fino a oltre 950 euro. A questi costi vanno però aggiunte le spese condominiali, le utenze, oltre ovviamente la cauzione di due o tre mensilità

TRENTO. D'inverno quei moduli abitativi erano diventati rifugio per chi non aveva una casa. Erano dei tanti senzatetto della città costretti spesso a dormire all'addiaccio perché le strutture di bassa soglia non hanno posti a sufficienza. Oggi, invece, per il secondo anno consecutivo, raccontano un'altra emergenza. Quella di chi lavora ma con lo stipendio che riceve non riesce a pagarsi un affitto.

 

A Casa Baldè, inaugurata nel 2024 con l'impegno di Pat, Comune e Protezione civile, i posti letto sono quasi sempre tutti occupati. “Le richieste sono tante” ci dice Giuseppe Palatucci, presidente dell’associazione Amici dei senzatetto che ha avuto l'idea e gestisce la struttura. “Sono sempre di più i lavoratori che si rivolgono a noi per un posto letto. Oggi, purtroppo, per molti avere un lavoro e uno stipendio non è più sufficiente per trovare casa”.

 

Basta legge le analisi che ormai vengono fatte mensilmente sulla situazione degli affitti nelle città. Un monolocale in periferia, può arrivare fino a 750 euro ma se si cerca nella zona centrale del capoluogo si sale fino a oltre 950 euro. A questi costi vanno però aggiunte spese condominiali, le utenze, oltre ovviamente la cauzione di due o tre mensilità.

“Qui capitano persone che hanno uno stipendio da 1000 o 1200 euro e non ce la fanno a trovare un alloggio. Costano troppo. Per questo diamo un aiuto, offriamo un posto letto a 13 euro al giorno” ci spiega Palatucci.

 

La cittadella nel corso del tempo è diventata molto più di un insieme di moduli abitativi per far dormire i lavoratori. Un modulo è stato trasformato in “zona relax” con tanto di tv per vedersi in queste settimane i mondiali di calcio, c'è una lavanderia con diverse lavatrici e asciugatrici, una cucina e un'area docce.

I moduli hanno l'aria condizionata e ad ognuno è stato dato il nome di una montagna o catena montuosa trentina. Dal Bondone alla Presenella, dall'Adamello alla Marmolada.

 

Un totale di 42 posti letto. Sono 27 circa quelli per i lavoratori (a pagamento) mentre altri sono usati per tipi diversi di accoglienza, a progetto: per i mariti delle donne ospitate a Casa Maurizio, per alcuni detenuti o senzatetto usciti dall'ospedale ancora convalescenti e che hanno bisogno di un posto dove stare e per gli operatori che sono presenti 24 ore su 24.

 

La struttura è stata dedicata a Baldé Abdoulaye, un giovane profugo di 27 anni. La sua storia è incorniciata e appesa all'esterno di un modulo abitativo. Nonostante la famiglia povera la madre, con un grande sforzo, gli permise comunque di frequentare gli studi universitari a Dakar. Ad un certo punto, però, le condizioni lo obbligarono a lasciare la sua terra d'origine per cercarsi una vita migliore e una speranza diversa. Dopo aver attraversato a piedi diversi stati Africani in situazioni e condizioni ancora per noi inimmaginabili, nel 2015 arriva in Italia e dal mese di agosto di quell'anno è ospitato nel campo profughi di Marco di Rovereto.

 

Pochi mesi dopo viene inserito nel progetto di accoglienza familiare di Cinformi e incontra una famiglia residente sull’Altopiano della Vigolana che lo ospita. Purtroppo, però, ad inizio 2016 gli viene diagnosticata una grave patologia che lo porterà al decesso il 12 novembre successivo.

 

Per chi l'ha conosciuto Baldè era una persona speciale. Si impegnava nel volontariato e dove c'era bisogno, lui non mancava. Ha riscosso l’affetto e la simpatia di tanti trentini, che lo hanno aiutato e sostenuto prima, durante e dopo la sua grave malattia, ospitando gratuitamente anche la sua famiglia d’origine. Da qui la decisione di ricordarlo intitolando la struttura in segno di riconoscenza.

 

Una struttura che sembra ora diventata un porto di salvezza per chi non ha altre soluzioni abitative. “Quest'anno – continua – siamo riusciti anche a fare un'area per accogliere i cani. Molto spesso le persone hanno il proprio amico a quattro zampe che li accompagna e anche loro devono avere un posto adeguato dove dormire. Abbiamo circa un 70% di marocchini – spiega il responsabile della struttura – e la principale richiesta che viene fatta è quella di avere un contratto di lavoro. Noi chiediamo 13 euro al giorno”.

Alla cittadella Baldè ci sono persone che ogni mattina si alzano e vanno a montare impalcature nei cantieri edili, caricano casse nei magazzini oppure raccolgono la frutta nei campi  e che la sera, senza un posto come questo, rischierebbero comunque di non sapere dove dormire. E' l'ennesima grave faccia dell'emergenza abitativa: non riguarda più soltanto chi è rimasto fuori dal mercato del lavoro, ma anche chi ha un posto ma con solo il proprio stipendio non riesce più a sostenere il costo di una stanza o di un monolocale.

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